Educare al rispetto di tutti gli esseri viventi, educare a riconoscere e rispettare i diritti altrui, educare a non avere pregiudizi, usare la conoscenza come mezzo per fare della diversità un valore. Questa per GeaPress  è l’unica soluzione per una pacifica e armoniosa convivenza tra tutti gli esseri viventi che popolano il pianeta terra, siano essi umani o non umani. E il tutto a partire dai più piccoli.

Il rapporto bambino-animale è ricco di implicazioni psicologiche, sociali e culturali.

Da anni la ricerca psicologica cerca di approfondire le dinamiche di questo esclusivo e singolare rapporto riconoscendo in questo un importante tassello dello sviluppo psicologico del bambino. In particolare si è evidenziato come la capacità di relazionarsi  in maniera positiva con gli animali faciliti nel bambino un’ altrettanta positività nelle relazioni con i propri simili ed in generale verso il mondo circostante. Quindi, un rapporto positivo con il mondo animale così vario e ricco agevola nel bambino la comprensione di ciò che è diverso da sé, sia esso un individuo della propria o di altra specie.

I bambini hanno una naturale attrazione nei confronti degli altri animali. Un interesse e una curiosità che li porta facilmente ad identificarsi con un animale spesso però non tenendo conto dei reali bisogni di quest’ultimo.

Il ruolo dell’educatore, sia in ambito familiare che scolastico, è quello di aiutare il bambino a  sviluppare un atteggiamento empatico nei confronti degli animali a partire proprio dalla istintiva attrazione verso di essi. Per empatia intendiamo la capacità di immedesimarsi in un altro individuo ovvero capire i bisogni e condividere le emozioni dell’altro.

Gli studiosi ritengono che lo sviluppo dell’empatia sia il mezzo più efficace per contrastare e prevenire i comportamenti violenti.

Un altro aspetto peculiare del rapporto bambino-animale è proprio quello dei comportamenti violenti degli stessi bambini contro gli animali. Lo studio sistematico di questo particolare aspetto ha evidenziato che i bambini o gli adolescenti che compiono azioni crudeli sugli animali spesso sono loro stessi oggetto o testimoni di altrettanta violenza. Ecco perché gli psicologi insistono nel sostenere che tali manifestazioni vanno inquadrate nel più generale problema della violenza generata fondamentalmente dal modello di vita competitivo che sta alla base della nostra società.

Inoltre, come  segnalato dagli stessi operatori della scuola nonché dalle Forze di Polizia, sono numerosi i casi in cui bambini o adolescenti vengono coinvolti nello sfruttamento degli animali. Basti pensare, ad esempio, al coinvolgimento dei minori nei combattimenti fra cani. Vi sono bambini abituati a vedere  lotte fra cani, o tramite videocassetta o per aver assistito dal vivo ad un combattimento. Alcuni di questi, poi, vengono coinvolti direttamente come procacciatori di cani e gatti randagi utilizzati per il feroce addestramento dei cani destinati al combattimento. E si potrebbe continuare.