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GEAPRESS – Una nota di speranza, soprattutto se riguarda la protezione della natura dopo i tremendi fatti che hanno visto in questi giorni protagonista proprio la Sardegna. La bella notizia arriva da Capoterra, in provincia di Cagliari. Nei giorni scorsi, infatti, volontari del CABS attualmente impegnati nel campo antibracconaggio già alle porte di Cagliari, hanno tenuto presso l’ISIS Sergio Atzeni di Capoterra una serie di incontri finalizzati alla sensibilizzazione verso i problemi della protezione della natura.

Ad essere coinvolte sono state tutte le classi del plesso scolastico.

Agli studenti, tramite un approccio didattico, è stata presentata la grave situazione di illegalità in danno agli uccelli selvatici esistente non solo in Italia, ma anche in Spagna, Cipro ed altri paesi europei, specie del bacino del Mediteraneo. Tutte aree dove i volontari del CABS operano tramite i campi antibracconaggio.

In tal senso, sono state evidenziate le analogie esistenti nelle varie realtà, venute alla luce proprio grazie agli interventi specificatamente organizzati ed in alcuni casi contrastati da chi invece dovrebbe reprimere le violazioni di specifiche disposizioni di legge non solo nazionali ma anche comunitarie. Un problema che si riflette sulla stessa conservazione complessiva delle specie di appartenza. Uccelli migratori che vengono catturati con reti e vischio per essere rivenduti nei ristoranti, come nel caso di Cipro.  In Spagna, invece, esistono ancora  centinaia di impianti di cattura illegali nei quali i tordi vengono catturati con il vischio dopo essere stati attratti con richiami acustici. Secondo i comunicati diffusi dal CABS verrebbero  tollerati dalla autorità locali che fanno poco o nulla per combattere il bracconaggio.

Problemi, quelli della insufficiente repressione, che purtroppo accadono anche in Italia. Le varie forme di bracconaggio, informa il CABS, interessano tutto il territorio e le norme esistenti vengono giudicate del tutto insufficienti a tutelare la fauna selvatica. Basti pensare che l’uccisione di una specie particolarmente protetta, come un orso o un’aquila, è considerata reato contravvenzionale e come tale blandamente punita.

C’è poi il paradosso del numero di esemplari uccisi. Detenere un  pettirosso o mille della stessa specie comporta la medesima pena. A ciò si aggiunge che tali norme, già di per se insufficienti, vengono poco rispettate.

Ecco che la situazione della fauna selvatica diventa critica ed orsi, lupi, rapaci e piccoli uccelli migratori vanno incontro a quello che i volontari del CABS definiscono un “massacro senza pietà”. A questa grave situazione non corrisponde una adeguata reazione dello Stato. Anzi le già scarse risorse destinate alle Forze dell’Ordine chiamate a contrastare il bracconaggio diminuiscono di anno in anno. Sarebbe questo il caso del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato.

Gli studenti dell’ISIS hanno partecipato in maniera molto interessata agli incontri. La raccomandazione rivolta dai volontari del CABS, è stata principalmente quella di impegnarsi affinché durante le prossime festività natalizie le famiglie non acquistino i piatti a base di uccelli (grive). Uccellini catturati con lacci-cappio ed altre dolorose trappole che testimoniano come  dietro il bracconaggio e l’uccellagione si nascondono sempre storie di profonde e lunghe sofferenze per gli animali.

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