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GEAPRESS – A poche decine di metri dalle prime tombe del cimitero di Poggioreale. Non tantissimo distanti dai cani, ormai scomparsi, del campo rom di via del Riposo (vedi articolo GeaPress).

Tra un campetto di calcio per metà ricavato tra i piloni che sorreggono la statale 162, la collina dei morti e mille fabbrichette più o meno alloggiate in casupole con i tetti in lamiera.

L’ex macello è proprio lì, tra la statale 162 e la stazione ferroviaria Gianturco, il quartiere dove ogni domenica mattina si vendono gli uccelli di cattura. All’ex macello, però, la vita è in vendita ogni giorno. Non costa molto, quanto quella di un cucciolo che vaga tra i ruderi. Progetti di risanamento e speranze ormai distrutte. Le hanno gridate fino ad oggi i volontari di Napoli in  una lunga lettera-appello inviata alla stampa partenopea. Le richieste al vice sindaco, quelle inviate alla ASL. Nessuno, però, pensa ai due branchi di cani che vivacchiano tra le strutture fatiscenti e probabilmente pericolanti.

L’unica cosa che abbiamo ottenuto – riferisce la volontaria Claudia Esposito a GeaPress – è quella di poter prelevare i cani di strada. Siamo autorizzati, ma poi si provvede a nostre spese. Ovviamente – aggiunge la volontaria – solo quando riusciamo, con le nostre mani, a prendere i cani“.

Forse provengono proprio da lì i cuccioli che a venti euro sono stati visti vendere, al chiuso di zaini in spalla di  improbabili “volontari”, nel centro della città e nelle località di mare. Anche all’ex macello sono scomparsi dei cuccioli. Qualcuno li ha visti negli zaini.

Non tutto si può dire di quello che succede all’ex macello. Non parla nessuno, ed anche quando le attività lavorative, almeno quelle ufficiali, sono chiuse, il via vai di individui non accenna a diminuire. Il tutto sovrastato dalla collina dei cimiteri.

Da nord verso sud si inizia con il Cimitero Vecchio. Si passa poi il Cimitero Israelita per arrivare, l’uno appresso all’altro, a quello di Poggioreale ed a quello Comunale attaccato alla A56 ed alla pista di Capodichino. Poi c’è via del Riposo ed il campo rom di via del Pianto (anche se è sempre via del Riposo). Continuando per via Santa Maria del Pianto (questa volta il nome corrisponde) si raggiunge la ferrovia e la zona dell’ex macello. Una Napoli tutta ammucchiata. Una metafora fatta di vivi, di morti e di niente, come i cani dell’ex macello, alla mercè di tutti perchè scordati da (quasi) tutti.

Claudia Esposito va nei luoghi ogni giorno. Lei ed una sua amica. Cerca di fare quello che può. I cani hanno formato delle gerarchie ed a modo loro tengono lontani i nuovi arrivi. Non sono sterilizzati, dunque il branco si riproduce. Come un gruppo di lupi che non sono più tali. C’è la femmina capobranco e le sorelle come colonnelli intruppati. I cuccioli, orecchie al vento, corrono tra i ruderi anneriti dal tempo, aspettando un aiuto che non arriva, mai.

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