GEAPRESS – Alexey Vedula è finito male. Il dog hunter condannato per l’uccisione di oltre 100 cani in Ucraina è stato trasferito d’urgenza dal carcere ove era detenuto, in ospedale. Vedula avrebbe subito violenza sessuale ed un pestaggio. Il dog hunter di Kiev, del quale ancora in molti si ricordano le sevizie subite dai cani prima di essere uccisi, è finito con mano sinistra e due costole fratturate, lacerazione della regione perianale e sospetta commozione celebrale.

Di più, per ora, i giornali ucraini non dicono. Non è cioè chiaro se dietro la brutale aggressione si possa nascondere una sorta di “punizione” in uso in alcuni ambienti carcerari per alcuni tipi di reati. E’ noto, ad esempio, che gli arrestati a seguito di violenze sui bambini, sono stati più volte oggetto di speciali forme di protezione per evitare sorte di giustizie ‘fai da te’, certo da non condividere.

Già in un precedenza, ovvero con le torture denunciate in carcere dall’ex Primo Ministro ucraino Yulia Tymoshenko (vedi articolo GeaPress) si erano sollevati riflessioni sul fatto che lo stesso politico, quando ricopriva l’alta carica, aveva ignorato le stragi di cani. Allora, peraltro, autorizzate dal Governo. Ora la vicenda di Vedula.

Le attenzioni che questa persona ha attirato verso di sé, non sono da poco. Le bravate del ragazzotto ucraino e del suo compagno, venivano poi esposte su internet. Ai latrati strazianti dei cuccioli con la testa rotta si sovrapponevano le risate dei due. Quali sentimenti poteva suscitare un comportamento di questo genere? Un malato, lo difende qualcuno. Ma basta questo per eventualmente accogliere la richiesta della madre di scagionarlo dell’accusa? Non indignamoci, perché in Italia, sia che malato oppure no, una persona come Vedula, che ha ucciso torturandoli 100 cani, mai potrebbe finire in carcere. Le pene reclusive previste dalla legge sui maltrattamenti, sono infatti ben al di sotto della soglia di punibilità.

“Gioire della violenza contro una persona non e’ mai bello e questo e’ giusto – scrive oggi sulla sua pagina di facebook Andrea Cisterinino, che in Ucraina continua a battersi contro le stragi dei cani. “Credo però – aggiunge il nostro connazionale – che non bisogna giustificare sempre tutti con la scusa di essere malato”. Perché, in sostanza, chi compie violenza deve essere malato e per questo, poi, restare impunito?

Difficile avere pietà, almeno per chi ha vissuto direttamente una tragedia. Forse, però, riferiscono altri, sta qui il concetto di giustizia. Provare a giudicare serenamente. Farlo, cioè, senza condizionamenti anche di natura emotiva. Di certo le scappatoie non sono giuste ed è bene ricordare come il compare di Vedula, mentre quest’ultimo veniva giudicato, giurò vendetta con altre uccisioni di cani. Per questo tornò anch’esso in carcere.

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