GEAPRESS – Sparare contro un cane non è reato, almeno di maltrattamento. Questa la risposta che Andrea Cisternino, il nostro connazionale che da Kiev si batte per la salvezza dei randagi, ha ricevuto dalle autorità di polizia di Brovarì, a poche decine di chilometri dalla capitale ucraina. Cisternino, lo scorso febbraio (vedi articolo GeaPress) aveva documentato l’ennesima uccisione. In questo caso, due poveri cani finiti a colpi di arma da fuoco.

Non si sono trovati i colpevoli ma, in base a quanto riferito da Cisternino, in Ucraina per concretizzarsi il maltrattamento occorre una violenza fisica di altra natura. Non un colpo di pistola, insomma.

Intanto, nonostante il Governo abbia più volte negato quanto successo, Cisternino va avanti nella sua denuncia coadiuvando la preziosa attività dei volontari locali.

Fino all’anno scorso stragi legali. Poi, dopo le pressioni internazionali e l’enorme lavoro di Andrea Cisternino, arrivò il formale provvedimento di censura. Niente più uccisioni. In realtà, fino allo scorso 25 aprile, i volontari con i quali è in contatto il nostro connazionale, hanno documentato l’ennesimo barbaro intervento dei boiacani. Undici animali. Nove di essi non si sono più trovati. Due, invece, erano ancora lì, entrambi morti. Uno con il veleno ed il secondo centrato da un colpo di arma da fuoco. Analogo destino di altri randagi che vengono amorevolmente accuditi dai numerosi volontari ucraini. Attenzione, dunque, a non fare di tutta un’erba un fascio anche perché, fino a ieri mattina, in gran numero hanno manifestato proprio a Kiev.

Intanto, una ulteriore testimonianza del violento substrato, che ha generato persino i forni crematori mobili autorizzati lo scorso anno dalle stesse autorità, arriva ora da un forum di cacciatori … di cani, ovviamente. Il 22 marzo dell’anno scorso uno di loro tirava le somme. 3270, scritto in tutta evidenza, in grandi caratteri e con il colore rosso.

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