GEAPRESS – Nuova strage di cani in Ucraina. A documentarla, ancora una volta, Andrea Cisternino, il fotografo italiano che vive e lavora a Kiev. Non più veleno, ma direttamente colpi di arma da fuoco in testa. L’uccisione è avvenuta nelle scorse ore a Brovarì, a circa tre quarti d’ora di macchina da Kiev. Impossibile non ricondurre quanto ora successo ad analoghi episodi dei giorni scorsi, sebbene messi in atto con l’uso di veleno (vedi articolo GeaPress). Il canicidio ucraino in occasione dei prossimi europei di calcio.

I volontari di Brovarì riferiscono di Guardiacaccia del luogo, forse mandati dalle stesse autorità comunali. Chi armato, ha prima fatto avvicinare i poveri animali e poi ha esploso il colpo di arma da fuoco.

Solo i cani che non si sono avvicinati – spiega Andrea Cisternino – si sono salvati“.

Un cagnetto è stato accolto nel vicino rifugio. Ha le zampe spezzate dai proiettili. La volontaria Ucraina lo raccoglie e lo mostra ad Andrea (vedi foto). Un cane dolcissimo, come lo erano gli altri finiti orrendamente a Brovarì.

Basta guardarli negli occhi– spiega Andrea – che male facevano qui? Siamo lontani da ogni centro abitato, erano tranquilli e curati dai volontari che li avevano pure sterilizzati, come dimostra il collare rosso“.

Perché fanno tutto questo? Forse perché fino allo scorso novembre, in Ucraina era legale finire i cani e gettarli in veri e propri forni crematori. Il randagismo è una vergogna per il pallone, dice qualcuno, ed allora meglio sbarazzarsi del problema. Ma Brovarì cosa c’entra? Mai nessun calciatore o tifoso si recherà in un luogo così distante.

I cani, nel frattempo, vengono raccolti irrigiditi, non solo dalla morte, ma anche dal freddo pungente di questi giorni. I volontari, per superare l’inverno, costruiscono loro delle piccole casette che sembrano, in realtà, bunker da guerra in miniatura. Una porticina, l’interno in legno e poi (porticina a parte) tutto coperto dalla terra. Il freddo si riesce a superare.

Il problema, per i cani, è un altro. Sono le persone che si sentono ancora legittimate ad agire grazie a provvedimenti irresponsabili che, sebbene poi ritirati (come quello dei forni crematori), risultano ancora come se fossero in vigore. A Kiev, vicino la cimitero, alle casette hanno dato fuoco (vedi articolo GeaPress). Poi hanno sparso il veleno. Ieri a Brovarì, hanno provveduto direttamente con il fucile. 

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