GEAPRESS – Il PM incaricato dell’indagine, ha chiesto al GIP del Tribunale di Trapani l’archiviazione della denuncia presentata dopo i fatti dell’aprile scorso (vedi articolo GeaPress) quando un cane, vecchio e gravemente malato, morì verosimilmente a seguito di un dardo anestetico.

L’intervento, voluto dalle municipalità di Trapani e di Erice, era negli intenti finalizzato all’eliminazione dal territorio di alcuni cani randagi a seguito della denuncia di episodi di aggressione. Ad occuparsi di centrare con il proiettile anestetico i poveri animali, furono i tiratori del Corpo Forestale della Regione siciliana, fatti appositamente arrivare da Palermo. Nelle motivazioni del PM è possibile dedurre come la condotta messa in atto dal tiratore fosse priva di elementi di dolo, ovvero non vi era volontà di uccidere l’animale. Un incidente insomma, e pertanto, come incredibilmente accettato dalla legge 189/04 sui maltrattamenti di animali, non punibile. Secondo il PM, il tiratore avrebbe agito in base alla necessità delle superiori esigenze di sicurezza pubblica e non aveva comunque intenzione di uccidere l’animale.

Enrico Rizzi, coordinatore del Partito Animalista Europeo, abitante nella stessa Trapani, ha già annunciato opposizione alla richiesta di archiviazione. Sembrerebbe, infatti, che la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero si basi sulla relazione di un Veterinario non presente al momento delle operazioni. Nulla, infatti, è stato riferito sul professionista invece incaricato dall’ASL di seguire le operazioni e che, sembrerebbe, non essere in quel momento vicino al tiratore. Un cane vecchio, obeso e gravemente malato, di certo non sarebbe sfuggito all’occhio del Veterinario .

In ogni caso, la richiesta del PM getta nuova cattiva luce sugli ambiti di applicazione della legge 189/04. La morte di un animale, se non è voluta, non è punibile. Una materia complicata che deve essere ogni volta fatta valere con l’intervento di bravi Avvocati. Il riflesso forse ancora più grave, risiede forse nel fatto che il responsabile di morte o maltrattamento, in mancanza di reato specifico, è legittimato a rimanere negli stessi ambiti, anche lavorativi, dove è maturato l’evento.

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