GEAPRESS – Ancora strage di randagi nel palermitano. Stavolta, il territorio è quello di Termini Imerese dove, nella zona portuale, da più di una settimana si consuma un’autentica mattanza. Il bilancio delle vittime, tutte avvelenate, ammonterebbe a più di dieci unità. Morti quasi tutti. Alcuni, poi, erano solo cuccioli. Quattro, invece, gli esemplari messi in salvo, grazie al tempestivo intervento di Guardie Ambientali, volontari del posto e veterinari disponibili.

L’altro ieri, l’ultimo rinvenimento di un cane agonizzante, soccorso prontamente dagli animalisti ma il cui stato, purtroppo, è apparso sin da subito critico: gravissime emorragie interne e temperatura a 45 gradi. E’ morto la stessa sera: aveva ingerito cinque bustine di veleno per topi. Un cocktail micidiale, che lo ha portato dritto alla morte. Senza scampo.

Il primo caso risale a giorno 12 Settembre – riferisce a Geapress Giuseppe Purpi, volontario della Lida Palermo – Per fortuna, è stato salvato grazie all’immediato soccorso degli instancabili volontari, Laura, Dario, Silvio e Valentina, e del veterinario, Sergio Longo. Il giorno successivo – conclude Purpi – verranno segnalati altri due casi di randagi agonizzanti in preda alle convulsioni, anch’essi, poi, salvati in extremis”.

Purtroppo, non si trattava di episodi isolati ma dell’inizio di un’autentica carneficina, tutt’ora in corso.

“Le analisi cliniche effettuate fino ad oggi – dichiara Valentina Vivirito, vicepresidente delle Guardie Ambientali – rivelano avvelenamenti da lumachicidi, metaldeide ed altro. Abbiamo tentato di rispondere celermente alle continue segnalazioni, ma a volte siamo intervenuti quando ormai era troppo tardi”.

Infatti, tra le vittime, per cui non c’è stato nulla da fare, una cagnetta con i suoi quattro cuccioli. Distesi sull’asfalto, tanti corpicini ormai senza vita, vittime dell’azione vigliacca dell’uomo.

I volontari e una grossa fetta di cittadinanza lottano indignati contro episodi di tale, inaudita gravità, cercando di reperire quante più informazioni utili all’individuazione dei responsabili. Questi metodi risolutivi, sostengono i residenti, sono inconcepibili, specie se indirizzati verso animali pacificamente integrati, docili e affettuosi, che sono, per di più, costantemente monitorati dai residenti della zona.

E’ nostra ferma intenzione sporgere denuncia alle autorità preposte – dichiara Silvio Abbate, ispettore delle Guardie Ambientali – e chiedere, inoltre, al Comune ed agli istituti di competenza, l’esame autoptico dei corpi.

I volontari, nel frattempo, auspicano un incontro con l’Amministrazione Comunale. Un tavolo tecnico, collaborativo, per cercare di trovare soluzioni definitive per porre fine agli ultimi, numerosi spargimenti di sangue.

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