GEAPRESS – Da alcuni giorni Taranto è sommersa da manifesti, piccoli, grandi ed enormi, raffiguranti due cani morti. Statte (TA) e Lama, piccola frazione di Taranto, sono chiamate in causa. La Presidente della locale Onlus, ANPAA, Alessandra Danese ha subodorato un secondo fine e, accompagnata dalle emittenti locali e regionali e da un nutrito gruppo di giornalisti,  ha fatto un sopralluogo al canile di Statte. I cani sono stati trovati in buone condizioni di salute, festosi.

Il canile-rifugio di Statte, quando gestito della Società Tarentum 2000srl, convenzionato con diversi Comuni della zona,  è stato però più volte alla ribalta della cronaca. Addirittura incluso nella lista nera delle strutture lager per quattrozampe. Secondo chi l’accusava era una struttura inadeguata e sovraffollata. E poi quelle fosse comuni con le centinaia di spoglie di animali morti di stenti.

Il sequestro operato dal Nirda nel 2007 mise fine alla “mala” gestione denunciando, secondo le informazioni diffuse dall’Ufficio Stampa del Corpo Forestale dello Stato nel novembre dello stesso anno, il legale rappesentante della Tarentum 2000 ed il gestore del canile-rifugio per diversi reati: maltrattamento ed uccisione di animali, detenzioni incompatibili con la loro natura, gestione di discarica non autorizzata, smaltimento illegale di rifiuti, ipotesi di condotte criminose contro la pubblica amministrazione. E’ giusto attendere l’ esito del processo, ma è altresì indubbio che le accuse rivolte pesano grandi quanto un macigno.

Ad ogni modo, il canile venne affidato in custodia ai Sindaci di Taranto e Statte, la gestione dello stesso ad una associazione protezionistica, l’Anta Onlus.
Gli anni di battaglia delle associazioni furono ripagati dal sequestro.
Ora, sebbene la struttura non sia proprio un giardino, i cani lì ristretti sono in buone mani.

In questi giorni un gruppo politico tarantino chiede la chiusura, entro l’anno, del canile di Statte, e, con un ragionamento dicotomico, nel manifesto recita “Lama: cani avvelenati, cittadini minacciati dai randagi, volontari minacciati da cittadini esasperati“. Le foto usate sono quelle di due cani morti, uno avvelenato proprio a Lama. In aggiunta, nel manifesto,  si accusa il Sindaco di spendere un milione di euro per la gestione  del randagismo a Taranto.

Ma una differenza col passato c’è, anche molti anni fa si spendeva un milione di euro per il randagismo, o meglio per la mala gestione del randagismo. I canili sono sempre gli stessi ma la differenza c’è, dicono i volontari, sia in quello comunale che in quello di Statte. Quando vennere sequestrati, l’affidamento gestionale passò alle associazioni, ma la grande fetta del randagismo è ancora gestita dal privato. Per capirci 100 cani al comunale,  circa 400 a Statte e circa mille al San Raphael della Ecolife srl.

Secondo la Sig.ra Danese, Presidente dell’ANPAA Onlus, che ha visitato il canile di Statte, la differenza tra quanto visto nei giorni del sequestro del Nirda (2007) ed oggi, c’è ed è evidente.

Sig.ra Danese: Il canile di Statte lo avevo visitato prima del sequestro e nei giorni successivi infatti avevo anche partecipato alla trasmissione la “Vita in Diretta” per parlare della situazione di quel canile. Gli animali versavano in condizioni pietose, molti erano malati e denutriti, vi era sporcizia dovunque, centinaia di carcasse di cani erano state gettate nella Gravina. Molti cani erano rinchiusi senza alcun riparo dal sole e dalle intemperie, altri erano confinati sotto un pendìo tra erbacce altissime nelle quali erano del tutto intrappolati. Durante l’ultimo sopralluogo ho invece constatato, con immenso sollievo, che la sitazione è radicalmente cambiata, anche se la struttura rimane fatiscente. Tutti i cani sono ben nutriti e festosi, c’è la massima pulizia, nei vialetti è stata immessa ghiaia e, soprattutto, non ci sono più cani esposti alle intemperie o intrappolati nelle erbacce. Ho chiesto informazioni relative al cane della foto sul manifesto e mi è stato riferito dalla Sig.ra Voltino, responsabile dell’Associazione  Anta, che era un cane malato di tumore, che avevano immediatamente fatto visitare dal veterinario di loro fiducia, ma che, purtroppo anche dopo numerose cure, si era irrimediabilmente aggavato a causa della inesorabile malattia. Sino alla dolce morte per eutanasia, per evitargli le ultime sofferenze. Invece un altro caso si conclude felicemente: una cagnetta di piccola taglia risultava felice ed arzilla dopo un recente intervento veterinario ad una grossa escrescenza alla bocca, documentata da una recente foto. Infatti mi è stato riferito che c’è una costante controllo veterinario su tutti gli animali.

GeaPress: Sig.ra Danese quale è, secondo lei, il vero motivo dell’affissione di questi manifesti, in quanto non risulta che il gruppo politico che li ha affissi “brilli” per sensibilità animalista.
Sig.ra Danese: Affidare la gestione dei canili a soggetti privati.

GeaPress: Ma “qualcuno” si è mai interessato al buon andamento dei canili e dei rifugi tarantini?
Sig.ra Danese: Mai nessuno si è interessato alla buona gestione degli animali finalmente condotti da associazioni animaliste e mai nessuno si è interessato a fermare, il business dei randagi che, invece, continua a imperversare nei canili privati a dispetto della legge regionale pugliese  26/2006. La legge 26 vieta l’introduzione di altri animali oltre il numero di 200, invece le strutture continuano a detenerne molte centinaia

GeaPress: Perchè, secondo Lei, gli autori del manifesto, che a loro dire vorrebbero “risolvere” la “questione” del randagismo canino a Taranto non fanno alcun cenno ai canili gestiti da ditte private?
Sig.ra Danese: Va premesso che  i canili gestiti dai soggetti privati, che detengono questa moltitudine di cani, sono nati durante le amministrazioni precedenti e continuano a percepire rette milionarie. Perchè i privati devono andare avanti a dispetto delle Associazioni, quelle serie, che  sono scomode. Perchè le Associazioni non hanno un colore politico, amano troppo gli animali e poi, soprattutto, spendendo tutto il budget per il benessere dei cani, non vogliono “accontentare”  nessun mandante.

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