GEAPRESS – E’ stata depositata in Segreteria lo scorso 13 settembre, la sentenza del TAR Lazio, Sezione Terza Quater, Presidente dott. Italo Riggio, che ripropone ancora una volta il problema degli gli interventi chirurgici veterinari per scopi non curativi.

Il tutto fa seguito all’Ordinanza del marzo 2011 dell’allora Sottosegretario alla Salute Francesca Martini impugnata da diverse realtà afferenti al mondo venatorio ed a quello degli allevatori. L’Ordinanza della Martini contraddiceva una precedente disposizione del Ministero. Non solo. Più o meno negli stessi giorni nei quali la Martini dava vita all’Ordinanza, l’allora Ministro alla Salute Fazio emanò una circolare ministeriale che di fatto lasciava in mano ai Medici Veterinari la patata bollente di decidere sull’intervento che sebbene non curativo era ritenuto necessario nell’interesse degli animali. Esigenze avvalorate in un documento del Consiglio Superiore di Sanità.

Un esempio più volte evidenziato, è quello del cane da caccia che usa “lavorare” tra impedimenti che potrebbero pregiudicare l’integrità di coda ed orecchie. Documenti (circolare del Ministro e Consiglio Superiore di Sanità) entrambi richiamati dal TAR Lazio che di fatto ha confermato la prima istanza cautelare emessa contro l’Ordinanza Martini fin dall’ottobre 2011.

Dunque, stante la decisione di merito del TAR ora depositata, gli interventi chirurgici potrebbero riprendere in base, anche, alla circolare esplicativa del Ministro.

Da sottolineare, però, due aspetti. Il primo, richiamato già in altre occasioni dAl TAR, sul fatto che un’Ordinanza non può per molto tempo disciplinare un campo che non viene regolamentato con apposita legge. Campo che, in questo caso, non doveva avere grande condivisione, considerato che già Ministro e Sottosegretario dettero vita ad un incredibile balletto di ordinanze e circolari contrapposte.

Il secondo riguarda la norma dalla quale deriva l’argomento in questione. Si tratta, infatti, della legge 201 del 2011, meglio nota come “legge cuccioli” la quale, con 14 anni di ritardo, ha recepito la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Stante quanto approvato a Strasburgo, gli Stati membri sono autorizzati al venir meno del divieto di taglio di coda ed orecchie (e teoricamente anche di corde vocali) ma per fare questo devono specificare tale possibilità nella norma nazionale. Nel corso dell’iter parlamentare della legge 201, in effetti, era presente un articolo che prevedeva il divieto. Fu tolto grazie alle pressioni della lobby di settore che sbandierò ai quattro venti quello che dovrebbe essere solo un effimero successo, dal momento in cui la stesse legge, una volta approvata, rimase priva di ogni specificazione. Dunque dovrebbe valere il divieto europeo. Fazio, però, dette il via al balletto di Ordinanze ed infine, una settimana addietro, è arrivato il TAR.

Chi ha ragione? Come dovrà comportarsi un qualsiasi organo di polizia nel constatare che un cittadino va in giro o vende (il TAR ha tolto anche questo divieto) un cucciolo con coda neo amputata?

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