GEAPRESS – L’otto maggio prossimo l’Italia della solidarietà con gli altri-animali scende in piazza, per fermare il massacro dei cani e dei gatti nelle perreras spagnole, per raccogliere le firme da inoltrare al Parlamento europeo. Cagliari, Catania, Chieti, Correggio (RE), Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova (il 15 maggio), Roma, Torino, per ora sono queste le piazze confermate. Ad organizzare le manifestazioni il C.C.S.A. (Comitato contro la Sperimentazione Animale) in collaborazione con Associazione VITA – UNA ZAMPA PER LA SPAGNA.

Perreras, nel 2011 assomigliano terribilmente ai canili dell’Italia pre-legge 281/1991; nelle perreras, come in quei canili, cani e gatti sono soppressi dopo pochi giorni, in Italia erano 3, in Spagna, oggi, sono 15, almeno sulla carta.
La morte è solo ufficialmente eutanasica, per risparmiare il farmaco assassino si usa diluito, molto diluito, deve durare a lungo. L’iniezione si fa nel polmone, mica hanno tempo da perdere per un anestetico preventivo, che costa, e che richiede il tempo necessario per trovare la vena! Anche mezz’ora per morire e se il povero cane, o gatto, è  tra gli ultimi ad essere “trattato” gli può anche capitare di essere gettato nel forno crematorio ancora vivo, paralizzato dal farmaco, ma vivo. Succede in Spagna, succedeva in Italia.

Le analogie coi canili-macelli d’ Italia sono ancora tante, gabbie strettissime dove cani e gatti vengono insaccati a gruppi, tanto devono morire. Perché sprecare cibo, acqua o qualche coccola? Devono morire.
Un flacone di farmaco, che deve durare una stagione, ed il randagismo è risolto. Ai cittadini dei  Comuni spagnoli, però ogni soppressione costa almeno 60 euro, è tanto quello che la pubblica amministrazione paga, ai gestori dei canili,  per ogni cane soppresso; nessuna spesa per il cibo, una puntina di tanax ed il guadagno è bello che assicurato!

Ovviamente non ci sono campagne di prevenzione delle nascite. Non solo, si sopprimono, per sbaglio dicono, anche i cani lasciati a pensione, come è successo ai cani del nostro connazionale Simone Righi (vedi articolo GeaPress).

A chi non è più di primo pelo queste analogie fanno accapponare la pelle, dopo venti anni di tregua e di pacificazione coi cani e coi gatti italiani  rivivere la stessa condanna a morte collettiva, con tortura, non può che renderci battaglieri: bisogna obbligare la Spagna, ma anche tutte quelle nazioni (evolute nelle dichiarazioni di principii) che praticano la soppressione degli animali da affezione, a dire basta. Una legge che vieti la soppressione degli animali di affezione è d’obbligo.

Quando si va in Spagna è facile  incontrare persone con due o tre cani al guinzaglio, in alcune Città sono tantissime; di primo acchito potrebbe sembrare che è una moda o un eccesso di zoofilia, invece sono i disperati (umani) che cercano di salvare quanti più cani dalle perreras. Ma gli animalisti spagnoli da soli non possono farcela, vivono in una terra ostile per gli animali, poche le timide eccezioni, come la Catalogna.

I volontari, le volontarie italiane  da diverso tempo organizzano staffette per portare via dalle perreras spagnole una parte dei cani lì detenuti e lì condannati a morte, un piccolo sostegno per il grande lavoro dei volontari spagnoli; alcuni di questi cani salvati saranno presenti nelle manifestazioni dell’8 maggio p.v., indosseranno una pettorina con su scritto “io sono vivo”. Ora tocca salvare tutti gli altri! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI VIDEO PROMO DELLA MANIFESTAZIONE: