cucciolo canile RC
GEAPRESS – Mozione presentata l’altro ieri al Senato che, se approvata, impegnerà il Governo ad adottare precise misure in tema di gestione del randagismo. L’atto, predisposto grazie alla collaborazione instaurata tra l’UGDA e la Senatrice Taverna, punta il dito sulla gestione del fenomeno prevalentemente affidata a privati. Canili spesso al centro della cronaca proprio per le condizioni di detenzione dei cani e gestione che avverrebbe, sempre ad avviso di UGDA, con la compiacenza di altri enti.

Quello della Senatrice Taverna è un atto importate – riferisce a GeaPress Paola Suà, presidente di UGDA – In modo particolare mi piace sottolineare la proposta di rendere possibile i controlli delle associazioni regolarmente costituite. Ci aspettiamo – ha aggiunto la presidente UGDA – che tutte le associazioni accolgano con favore l’iniziativa e la sostengano mettendo da parte personalismi e interessi di parte.“.
Altro capitolo è quello della trasparenza dei fondi che affluiscono dalle casse pubbliche ai gestori. Su questo la Mozione della Senatrice Taverna rileva come negli ultimi anni, il randagismo sia apparso fuori controllo e in aumento esponenziale. Un fatto che si ripercuote sull’ aggravio dei costi per i contribuenti, a causa delle mancate sterilizzazioni degli animali vaganti.

Sempre secondo la Senatrice la corretta gestione del randagismo dovrebbe passare attraverso la limitazione della nascite con opera di sterilizzazione sistematica da parte delle aziende sanitarie, il controllo dell’operato dei comuni e delle ASL e il ricovero degli animali solo presso strutture pubbliche aperte a tutte le associazioni protezionistiche. Questo anche per promuovere le adozioni degli animali, portando così alla graduale ma costante diminuzione del randagismo e dei relativi costi per i contribuenti, come già accade in alcune regioni virtuose ove il tasso di animali vaganti è pressoché pari a zero.
La Mozione, se votata, impegnerà il Governo su sei punti:
1) a promuovere azioni al fine di garantire il risanamento dei canili pubblici già esistenti sul territorio italiano;
2) a promuovere le opportune modifiche alla disciplina vigente, al fine di precludere l’assegnazione della gestione delle strutture di accoglienza per cani, sia private che pubbliche, a soggetti diversi dalle associazioni animaliste e zoofile, nonché a stipulare convenzioni con strutture fuori dai confini del territorio regionale;
3) a prevedere che, in assenza di associazioni protezionistiche disponibili alla gestione dei canili, i medesimi siano gestiti direttamente dai comuni tramite propri addetti ed, eventualmente, a trasferire ad esaurimento tutti i cani presenti nelle strutture private in convenzione nelle citate strutture pubbliche;
4) a garantire, a legislazione vigente, la libertà di accesso ai canili, gestiti dai privati in convenzione, alle associazioni animaliste regolarmente costituite;
5) a rafforzare le iniziative volte all’aggiornamento del censimento dei cani presenti in tutte le strutture private convenzionate e pubbliche del territorio italiano, al fine di garantire la trasparenza sui dati relativi al numero di animali entrati, deceduti, adottati e presenti all’interno di ogni canile e sui rendiconti annuali degli stessi, nonché i controlli sistematici delle forze dell’ordine, preposte alla verifica del rispetto della normativa vigente nazionale ed europea sul benessere degli animali;
6) a prevedere un monitoraggio dell’attività delle aziende sanitarie locali in merito alle sterilizzazioni obbligatorie in tutte le Regioni dei cani ospitati nelle strutture di accoglienza e un controllo sul benessere degli animali.

Una inversione di tendenza, dunque, rispetto al tramutato spirito della Legge di settore 281/91 che, ad avviso della Senatrice Taverna, è ancora oggi disatteso in numerose Regioni. Carente sarebbe infatti la costruzione di canili sanitari da parte delle amministrazioni locali oltre al fatto che la detenzione dei randagi è diventato un vero e proprio business.

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