foto alessio mesiano
GEAPRESS – L’ultimo incidente di tal genere avvenne sette anni addietro. Lo ricorda Save The Dogs, l’associazione fondata da Sara Turetta che ha subito preso posizione dopo i fatti tragici dell’altro ieri. Un bimbo di quattro anni aggredito ed ucciso dai cani randagi (vedi articolo GeaPress ). Sette anni addietro si trattò di un diplomatico giapponese in centro a Bucarest. Ora il nuovo dramma. Il bimbo, a quanto pare, era stato perso di vista dalla nonna assieme al fratellino di sei anni. Quest’ultimo è stato morso alla gamba, mentre il fratellino è stato trovato morto nella vegetazione di un parco di Bucarest.

Il luogo dove è avvenuto il dramma dovrebbe riguardare una struttura abbandonata che era diventata rifugio di cani randagi. Stante quanto riferito da Save the Dogs, ad aggravare la situazione c’è il fatto che il cane considerato il principale responsabile dell’aggressione sarebbe stato riscattato da una piccola associazione animalista di Bucarest in un canile pubblico e rimesso in libertà, violando la regola secondo cui è proibito rilasciare sul territorio un cane precedentemente segnalato dai cittadini come aggressivo.

Ad essere finite nell’occhio del ciclone sono però tutte le associazioni animaliste, accusate di tutelare più i cani delle persone e di essere in preda ad una sorta di “isteria”. Il tragico evento ha tra l’altro riacceso i riflettori sull’irrisolto problema del randagismo a Bucarest e in tutta la Romania. Il presidente Traian Basescu  si è affrettato ieri a chiedere la soppressione immediata di tutti i cani senza padrone, dentro e fuori dai canili pubblici. Una persona non nuova, riferisce sempre Save The Dogs, alle “soluzioni cruente”.

Eppure, ricordano ora gli animalisti, a Bucarest, sebbene in maniera discontinua, l’uccisione dei cani randagi è stata applicata per 12 anni. Addirittura in maniera continuativa a Costanza che ospita un canile molto noto per tali metodi. A cosa è servito? Il sospetto, più volte circolato negli stessi media rumeni, è che dietro ci siano interessi di altra natura che si erano consolidati negli anni in un sistema cruento quanto inutile.

Un momento tragico, sotto vari punti di vista, anche perché molti media hanno scelto la strada dell’emotività, o dello show tv come dice Save The Dogs, l’associazione animalista che ha salvato tanti cani ed altri animali, proponendo la strada della sterilizzazione. Save The Dogs, preferisce però guardare ai numeri. A Bucarest, secondo le stesse autorità sanitarie, vengono morsicati in un anno circa 16.000 cittadini, ovvero lo 0,76% della popolazione. Questa percentuale diventa lo 0,5% a Costanza, dove 3.000 persone all’anno si recano in ospedale per essere assistite in seguito al morso di cani. Nessuna informazione, poi, su quanti di questi casi siano effettivamente ascrivibili a cani randagi, e non a cani di proprietà lasciati vagare senza controllo. Ad ogni modo queste sono le statistiche di due città notoriamente al centro delle polemiche  per le scelte intraprese  randagismo.

Viene allora da chiedersi cosa succede in quelle cittadine dove sono attivi gli interventi di Save The Dogs. I dati parlano chiaro: a Cernavoda (dove l’intervento e’ attivo dal 2002) nel 2013 i casi di morsicature riguardano appena lo 0,02% della popolazione, mentre a Medgidia lo 0,22%.  E le statistiche sono in continua diminuzione.

Ancora una volta un episodio doloroso come quello del bimbo viene manipolato dai politici  per alimentare il business enorme delle società di cattura ed uccisione – spiega dalla Romania la Presidente di STD Sara Turetta – mentre e’ evidente che là dove c’è stata una gestione virtuosa del fenomeno, con sterilizzazioni, contrasto all’abbandono ed educazione della popolazione, la situazione e’ molto migliorata”.

Da tre anni la legge per la gestione del randagismo è ferma presso una Commissione parlamentare: se infatti da una parte nel 2008 si e’ deciso di vietare le uccisioni di cani sani, dall’altra non sono mai state deliberate le norme di applicazione, creando così un limbo legislativo che ha permesso alla maggior parte dei sindaci di continuare ad eliminare i randagi tramite contratti milionari con società “amiche”.

Da 12 anni i cani sono il capro espiatorio preferito dei governanti rumeni – spiega  Turetta – e si continua a fare appello alle uccisioni come unica soluzione del randagismo. Peccato che finora questo approccio non abbia risolto nulla, se non arricchire esponenti e partiti politici e provocare enormi sofferenze agli animali. Episodi come questo – conclude Turetta – vengono sfruttati per alimentare posizioni populiste che alimentano un sistema di clientele e di corruzione, nel disinteresse totale per il bene reale della comunità”.

Save The Dogs opera da dieci anni dall’Italia e da tre sul campo in Romania. Sara Turetta, con un lavoro alle spalle di pubblicitaria, decise di dare vita nel 2005 a Save the Dogs and Other Animals onlus. Una risposta alla tragica emergenza che coinvolge i cani in Romania: centinaia di migliaia di animali sterminati ogni anno nell’indifferenza pressoché generale e un randagismo al di fuori da ogni controllo.

Per questo Save the Dogs gestisce e sviluppa tramite la sua filiale in Romania (49 persone assunte localmente) le attività di prevenzione del randagismo intraprese da Sara Turetta nel 2001 e si prefigge di esportare il modello del centro di Cernavoda e Medgidia “sterilizza e rilascia” in altre località del paese, dove migliaia di cani randagi continuano a morire. C’è poi la clinica mobile che opera in tutta la provincia, raggiungendo aree rurali totalmente prive di servizi sanitari.

Ventimila cani sterilizzati gratuitamente. Poco meno di 2000 cani hanno poi trovato felice adozione all’estero.

Ora i tragici fatti che hanno rubato la vita ad un bambino di quattro anni. Di chi è la colpa? Dobbiamo ancora assistere, si chiedono gli animalisti rumeni, alla ricerca del capro espiatorio che procrastina gli utili interventi per chissà quali altri interessi?

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