randagio rumeno
GEAPRESS – Si chiama Puf, ed è uno dei randagi di Suceava, una cittadina quasi ai confini rumeni con la Moldavia. E’ arrivato il 16 settembre. Considerati i 14 giorni previsti dalla nuova legge “ammazza-randagi”, domani potrebbe essere già morto. Così sarà, denuncia Save the Dogs, per il canile di Bucarest. A partire da domani, infatti, partiranno le soppressioni. Le gabbie sono stracolme ed in queste ore si susseguono le polemiche per le persone alle quali sarebbe stato negato l’accesso nei canili.

Un incubo, che rischia di portare anni indietro gli enormi sforzi compiuti dagli animalisti con i progetti di sterilizzazione e adozione. Le stesse strutture di Save the Dogs, sono piene. “A tappo” dice Sara Turetta, presidente di Save The Dogs. Cani che arrivano anche da altre città.

Centinaia di migliaia di cani si apprestano in queste ore a morire, ma il randagismo rumeno rimarrà. Sono decenni che in Romania si uccidono randagi, ma le uniche città dove il livello di morsicature è diminuito, sono quelle ove sono stati svolti programmi di sterilizzazione, adozione o immissione controllata nel territorio. Per il resto, l’economia dello sterminio è ora più attiva che mai. La nuova legge obbliga alla soppressione dopo 14 giorni dal prelievo, salvo che il Comune non provvede con propri fondi al mantenimento. La cosa forse peggiore, però, è il divieto di immissione in territorio. Bloccati nei canili, fino alla morte.

Così sarà per le non poche migliaia di cani accalappiati in questi giorni. Scene strazianti, di persone che si opponevano agli accalappiatori ed altre che venivano bloccate ai cancelli delle strutture.

Occorre assolutamente riprendere la strada della ragione, ed oggi più che mai occorre aiutare quelle associazioni che come Save The Dogs, sono attivamente impegnate nei progetti di sterilizzazione e vera repressione del randagismo.

C’è da sperare che Puf non rimarrà solo una foto in un sito di adozioni rumeni. La speranza è l’ultima a morire, ma molti altri cani sono ancora liberi. Occorre dare subito un aiuto a chi impegnato in loco. Proviamo ad aiutare Save the Dogs. In Italia, già in tanti lo hanno fatto. Non scordiamoci dei cani ma, raccomanda Save The Dogs, non prendiamocela con il popolo rumeno il quale non potrà che patire ulteriormente le scelte di una politica sbagliata e che sa tanto di tragico “spot”.

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