randagio romeno
GEAPRESS – Ieri mattina, come ormai noto, il Parlamento rumeno ha approvato la legge che obbliga l’uccisione dei cani randagi dopo 14 giorni dall’accalappiamento. L’unica alternativa è che il Comune incaricato trovi i fondi per sostenere gli animali oltre quella data.

Ovviamente non tutti i Comuni sono disposti ad eseguire la “sentenza”. In tal senso Save The Dogs, l’associazione diretta da Sara Turetta che da anni opera in Romania, aveva raccolto l’indisponibilità di alcuni Sindaci a sospendere l’utile opera di sterilizzazione e prevenzione del randagismo canino. Inutile nascondere, però, che il momento è tragico anche perchè in Romania non  vi sono state evidenti opposizioni alla nuova legge. Anzi, secondo gli animalisti, il provvedimento era sospeso da tempo nel suo iter parlamentare. Si aspettava il momento più opportuno e questo (vero o falso che sia il teorema della convenienza politica) sembra proprio essere coinciso con l’uccisione di un bimbo di quattro anni in un parco di Bucarest ad opera di un gruppo di cani randagi.

In molti, in queste ore, hanno richiamato gli “obblighi” che la Romania avrebbe nei confronti dell’Unione Europea. Anche la Romania, è stato detto, deve rispettare le norme sul benessere animale dei “civili” europei. Quali norme, però?

Nell’Unione Europea, a dire il vero, il concetto di benessere animale è molto sentito nelle titolazioni delle Direttive che dovrebbero regolamentare la produzione animale, o anche peggio. In realtà, così come sottolineato anche da Save The Dogs, non esiste una Direttiva Europea sugli animali da compagnia. In tal caso, forse, si potrebbe tentare di incidere più direttamente sulla realtà rumena ma, per sfortuna dei cani randagi, l’Europa ha solo una “Convenzione” risalente al 1987 e non vincolante. Per quanto incredibile possa sembrare alcuni paesi hanno adottato il provvedimento con anni di ritardo. In Italia, ad esempio,  è stato fatto solo nel 2010 e non senza problemi a causa di taluni settori legati al commercio.  Ritornando all’Europea c’è poi una Dichirazione Scritta del 2011, dove il Parlamento Europeo chiede alla Commissione di affrontare il problema randagismo.

In sostanza, però, non esiste un quadro giuridico a livello europeo, nè obblighi dei paesi membri. E’ quanto sta cercando di fare capire Save The Dogs che, a seguito della decisione presa ieri dal Parlamento rumeno, si ritrova ora ad operare in un contesto  che a grandi passi è tornato indietro nel tempo.

Si lavora da anni per arrivarci – riferisce Sara Turetta in merito ai presunti obblighi europei –  si sta facendo lobby e ci si arriverà ma non ci siamo ancora. Quindi chi chiede intervento UE non capisce che chiede l’impossibile“. In realtà, in Europa gli unici animali considerati, anche in funzione di un ipotetico “benessere”, sono quelli da reddito e da sperimentazione, perché “legati” alla salute umana.

Bene ha comunque fatto l’Intergruppo per il Benessere Animale  nel mandare una lettera alle autorità rumene. L’eutanasia come metodo per gestire il randagismo è oramai rigettato ovunque. Anzi  a volte ci si confonde tra eutanasia “selettiva”, finalizzata a contenere i costi di mantenimento in canile (come nel caso di Irlanda, Spagna o Francia) dall’eutanasia “di massa”.  In  questo caso si presuppone un fenomeno di natura endemica. In entrambi i casi, però, l’Europa di fatto quasi non esiste.

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