GEAPRESS – L’amministrazione capitolina e i lavoratori del canile comunale della Muratella sono di nuovo ai ferri corti, al culmine di un aspro contrasto che va avanti dall’insediamento della giunta Alemanno. I dipendenti questa volta sono saliti sui tetti del canile e hanno occupato l’intera struttura per protestare contro la grave situazione lavorativa che li vede costretti da due mesi senza stipendio e per l’incertezza, che dura ormai da anni, intorno all’eventuale affidamento della gestione del canile a un soggetto diverso dall’Avcpp onlus che se ne occupa dal 1997 e da cui sono stati assunti.

Nel 2008 infatti l’Assessorato all’Ambiente aveva espresso la volontà di far luce sui costi del canile della Muratella, a detta dell’amministrazione eccessivi, e annunciato l’imminente pubblicazione di un bando al quale avrebbero potuto partecipare, secondo una prima versione, anche enti privati (con il rischio di un servizio “al ribasso” sul benessere animale). A seguito delle proteste, si era poi fatto il nome della fondazione Bioparco come possibile gestore ( ma fuori gara perché per statuto dedicata alla cura di animali selvatici e non domestici) per giungere poi ad una versione definitiva, ma pur sempre ufficiosa, di un bando che, dopo numerosi posticipi, dovrebbe essere pubblicato tra ottobre e novembre di quest’anno.

Di definitivo ancora non c’è niente. Di concreto l’incertezza nella quale sono costretti a lavorare i dipendenti (che da mesi chiedono inutilmente al Comune l’internalizzazione del servizio) e la non certo più rosea né stabile condizione degli animali ricoverati: come spiega Simonetta Novi, presidentessa dell’Avcpp, “a causa della mancanza di fondi dell’Asl e del Comune, tutte le spese sanitarie dei 1300 animali che si trovano nelle sedi del canile comunale (2100 ingressi all’anno) derivano, dal novembre 2008, da un fondo donazioni aperto dall’associazione ai cittadini. Da questa settimana ci siamo dovuti sobbarcare personalmente anche le spese per il cibo, 6.000 euro da pagare in contanti ogni settimana. Questo nonostante il potenziamento del bilancio destinato all’Ufficio Diritti Animali approvato dalla giunta a fine luglio (equivalente a 7.987.450 euro, il più alto degli ultimi anni) che aveva fatto ben sperare in una positiva risoluzione della questione e allontanato il paventato stato di crisi che era stano annunciato a inizio estate.”

Eppure nulla si muove e anzi, nel frattempo, la poco attenta gestione della faccenda da parte del Comune ha portato a un drastico taglio dei servizi di cui fino a due anni fa usufruivano cani e gatti romani: a causa del sovraffollamento della struttura comunale è stato infatti disposto il blocco delle entrate per gli animali dei privati, a meno che non siano malati o feriti, a cui fa da contraltare la curiosa organizzazione delle catture: il servizio è stato infatti appaltato da parte dei servizi veterinari dell’Asl a una ditta privata, la Pet in Time che, a quanto si apprende dalle dichiarazioni dei volontari del canile, sarebbe pagata a cottimo e che per questo avrebbe tutto l’interesse a prelevare quanti più animali possibile: come racconta P.D., volontaria del canile da 6 anni “da quando il servizio funziona in questo modo è frequentissimo che siano portati qui a Muratella cani di quartiere segnalati per errore, che, secondo il regolamento comunale vigente, avrebbero invece tutto il diritto di vivere liberamente in una certa zona, dove magari si sono adattati da anni, in armonia con la popolazione. Il problema è che, una volta entrati qua dentro, anche dopo che sono stati riconosciuti dal microchip, il loro reinserimento nel quartiere non è semplice: serve la firma dei veterinari dell’Asl, che sono spesso ostici poiché da questo atto vengono responsabilizzati personalmente in caso di eventuali danni causati da questi animali alle persone o alle cose. E così siamo costretti a tenere nelle gabbie per lunghi periodi, o a vita, cani che non ne avrebbero alcun bisogno e dobbiamo intanto dire di no a chi bussa alla porta perché realmente non ha più modo di gestire il suo animale”.

Non è difficile prevedere le conseguenze di questo sull’emergenza abbandoni.

E non è tutto. Fino a due anni fa esisteva un’efficiente squadra antimaltrattamento, impiegata per intervenire sulle segnalazioni della cittadinanza raccolte da un apposito centralino dell’Ufficio diritti animali (oggi Ufficio e tutela del benessere animale) : il servizio è stato cancellato, la squadra dimezzata, a operatori esperti tolta ogni libertà di manovra. E’stato interrotto, soprattutto, il filo diretto che i cittadini avevano con la struttura comunale deputata alla protezione animale, il cui stesso sito internet, si legge in home page, risulta inattivo dal 23 giugno 2009.

I dipendenti dell’Ufficio, oggi molto più difficili da contattare, confermano la sospensione di tutti i servizi fino a data da destinarsi. Gli animali maltrattati e abbandonati di Roma, intanto, restano in attesa. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).