GEAPRESS – Una leggenda metropolitana romana asserisce che l’architetto che ha redatto il progetto si è suicidato appena vide edificare la sua creatura. Un falso, anche perché gli architetti, in realtà, furono cinque. Ma come in tutte le leggende, anche per quella di Corviale c’è un nocciolo di verità. Provate ad immaginare un palazzo alto nove piani e lungo un chilometro. Anzi due serie di palazzi con in mezzo spazi che dovevano servire a socializzare … . E’ il “serpentone” di Roma, ovvero Corviale.

Periferia occidentale della capitale. Appena un chilometro a nord dell’ansa che il Tevere forma alla Magliana. Quella al cui interno c’è l’ippodromo Tor Di Valle. A Corviale ci sono 1200 appartamenti in buona parte abusivamente occupati. Scantinati, officine fai da te, imperscrutabili depositi dei palazzi di serie B. Tutto a Corviale appare di serie inferiore. E’ lì che i romani per bene additano i loro concittadini “coatti”. Non sarà degradato come lo ZEN 2 di Palermo o le Case dei Puffi a Scampia, ma anche da quei palazzi (anzi, da quel palazzo) i cittadini di serie B escono per lavorare ad ore nelle case dei romani di serie A. Chi invece ci rimane, sempre, sono gli animali che nella muraglia di uomini e cemento, vivono e spesso muoiono.

Niente giraffe prigioniere degli inutili progetti di salvaguardia delle specie il cui mantenimento grava sulle tasche del Comune, né tanto meno improbabili vallate degli orsi, come al Bioparco. Gatti, scordati da (quasi) tutti e spesso soggetti alle angherie di qualche bulletto del quartiere e dei suoi cani da presa, come la cucciolata improvvisamente scomparsa dopo essere stata fotografata (in gallery). Non è molto facile chiedere chi bada ai randagini del serpentone. Forse la paura che l’indesiderata notorietà venga fatta pagare agli animali dimenticati di Roma. Poco o nulla sono serviti (almeno per i gatti) i progetti di riqualificazione varati un paio di anni addietro. Corviale, la più visionaria edilizia popolare d’Italia, rischia di offuscare ogni pensiero. A Corviale i micetti non muoiono di rinotracheite. Se ne vanno per … scantinato! Non riescono più ad uscire. Non se la passano molto meglio gli adulti che raggiungono i piani alti del serpentone. Può capitare che a Corviale piova, per disperazione, un gatto. Chi non si perderebbe nella muraglia alveare? I più fortunati rimangono al quarto piano. Questo perché proprio in quel piano era stato previsto un enorme spazio vuoto che doveva far socializzare gli abitanti di quel mondo lungo un chilometro. Ora è un dedalo di costruzioni abusive e recinti vari. Un girone dantesco, fatto anche di recinti abusivi con i cani che non conoscono padrone (ufficiale).

Eppure a poco a poco, qualcosa inizia a muoversi. Si avverte appena e non per mancanza di energie ma per desiderio di non apparire. Piccole iniziative di beneficienza per finanziare le sterilizzazioni. I primissimi interventi sono già partiti, ma l’ASL mette a disposizione solo due posti al mese. Ed allora ci si rimbocca le maniche all’ombra della Roma di seria A, ivi compresi gli improbabili grandi successi animalisti. Sono già una ventina i gatti di Corviale sterilizzati. Per ora una goccia nel mare, ma sembra già tanto e di sicuro è incoraggiante. Anche tra il cemento più opprimente, riesce a battere un cuore di umanità. 

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