cani rifugio rc
GEAPRESS – Tre cani, legati ad una sorta di passamano nei pressi del rifugio dell’associazione Dacciunazampa Onlus. Tre cani adulti senza particolari segni di malessere. Questo, almeno, finché non sono stati abbandonati. Uno di loro, infatti, nel tentativo di liberarsi è scivolato nel dirupo che cinge la strada rimanendo così impiccato con il suo stesso collare.

Quando Candida Naccarato si è recata stamani al rifugio ha prima visto i due cani e subito dopo ha notato una corda tesa che tirava dal passamano fino al ciglio del salto di roccia (vedi frecce nella foto). Penzoloni, nella scarpata, c’era il terzo cane. “Mi sono avvicinata e mi sono resa conto che si trattava del terzo cane  – riferisce la volontaria a GeaPress – Aveva una smorfia tremenda ma mi sono dovuta fare forza ed assieme ad una mia amica abbiamo raggiunto il cane e lo abbiamo tirato in strada“.

Un dramma che rispecchia perfettamente una situazione tipica di alcune regioni italiane nell’affrontare il problema del randagismo. I volontari parlano chiaro. Niente sterilizzazioni, figuriamoci controllare i randagi. Il tutto, poi, in una città che presenta il paradosso di un nuovo canile tutt’ora chiuso. Anzi: mai aperto, nonostante la conclusione dei lavori.

Un nuovo tassello di un problema più ampio che continua, evidentemente, anche dopo la morte del povero cane. I suoi resti, infatti, nessuno è venuto a prenderli. Nel rifugio di  contrada San Lorenzello di Cataforio, c’è ancora quella busta.

Sui luoghi, stamani, sono intervenuti i Carabinieri e l’ASP 5 di Reggio Calabria.

Cosa devo fare? – si chiede Candida Naccarato – Commettere un illecito e seppellire il cane? Abbiamo fatto tutto quanto previsto dalla legge, ma il cane stasera era ancora esattamente dopo avevamo riposto la busta. Non vorrei che di sabato e domenica, quella busta non venga rimossa. Almeno sui cani morti, fosse solo per un problema sanitario, qualcuno deve intervenire. Inutile aggiungere – conclude la volontaria – che quel cane non era microchippato, ma almeno da morto qualcuno deve provvedere“.

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