cane II
GEAPRESS – Un cane, dipinto, nel bordo della corsia di sorpasso della tangenziale di Reggio Calabria.

Direzione nord, subito dopo la galleria di Spirito Santo. I poveri resti fanno bella mostra  da chissà quanto tempo. Per l’associazione Dacci Una Zampa Onlus, qual cane, verosimilmente investito da un mezzo in transito, si era poi adagiato nei pressi di un catarifragente. Con il collo quasi a ridosso del segnalatore luminoso, era poi morto.

Non è mai stato rimosso ed incredibilimente nel corso dei lavori di rifacimento della segnaletica orizzontale, qualcuno ha tinteggiato come un tratto di asfalto i resti del cane.

La protesta degli animalisti, più volte intervenuti nel reggino per segnalare casi di maltrattamento, sono ora molto vivaci. Quelle persone andrebbero redarguite, quantomeno per il lavoro eseguito. La puntigliosa descrizione di Dacci una Zampa Onlus, rileva peraltro come il colore, rimbalzato sul corpo del cane, avrebbe poi imbrattato il catarifrangente. Il cane, in stato di decomposizione, continua intanto a stare nei luoghi, dipinto. Anzi, sottolineano sempre gli animalisti, essendo il cane in decomposizione la striscia di pittura sul suo corpo che incredibilmente delimita la strada, andrà presto via.

Un occasione in più per far denunciare a  Dacci una Zampa  l’assenza istituzionale non solo per quanto riguarda il randagismo che presso altre province sarebbe maggiormente attenzionato, ma anche per quello che riguarda la tutela ambientale del territorio. “Siamo costretti ad assistere giorno dopo giorno – denunciano gli animalisti – al processo di decomposizione di tutti i randagi vittime di incidenti stradali  i cui liquami si spandono sull’asfalto . Restano abbandonati ai margini delle strade senza che nessuno si occupi di recuperarli per l’adeguato smaltimento. È impossibile – conclude il comunicato di Dacci Una Zampa – che chi controlla il territorio non si accorga di queste carcasse di animali in putrefazione, quindi: non se ne curano oppure segnalano a chi di dovere che non si cura poi d’intervenire?”

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