cane in canile
GEAPRESS – Iniziativa della Lega Nazionale per la Difesa del Cane per dire no ai canili lager. Una raccolta di firme che il sette e l’otto dicembre coinvolgerà diverse città italiane. Una data non casuale, riferiscono dalla Lega Difesa del Cane, scelta per celebrare in modo concreto la Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali.

In tal maniera sarà infatti caratterizzata la stessa campagna chiamata “Il Diritto di Vivere”. Una iniziativa, spiegano gli animalisti, finalizzata non soltanto a sensibilizzare ma ad agire in maniera reale contro la piaga dei canili lager. Una battaglia che da sempre è una priorità per l’Associazione.

Ai Presidenti del Senato e della Camera ed ai Ministri della Salute e dell’Ambiente si chiederà così una effettiva e rigorosa applicazione delle normative vigenti per una reale tutela degli animali e dei loro diritti. In particolare ai Comuni si si richiede maggiore attenzione in favore del risanamento dei canili esistenti. Per la Lega Difesa del Cane, questi ultimi sono troppo spesso fatiscenti e inadeguati ad ospitare gli animali. Occorrono poi canili sanitari e nuovi rifugi, in grado di attuare i piani di controllo delle nascite, sia dei cani che dei gatti. Anche i Servizi Veterinari delle ASL sono considerati nelle richieste della Lega Difesa del Cane. In particolre devono porre in essere rigorose verifiche sulla rispondenza dei canili alle normative vigenti e sulle condizioni di detenzione dei cani.

La Legge 281 del 1991 stabilisce che sono le autorità locali, Comuni e A.S.L., i responsabili della gestione del randagismo sul territorio: la normativa però viene troppo spesso disattesa. – ricorda Piera Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – Basterebbe che le norme venissero applicate e il problema del randagismo verrebbe arginato e con il tempo risolto in gran parte. Purtroppo, nonostante le incisive iniziative portate avanti da anni dalle associazioni animaliste e nonostante l’azione legislativa e informativa intrapresa da vari soggetti istituzionali, ogni anno, ancora oggi, in Italia, vengono abbandonati più di 100 mila animali, con il conseguente incremento della già troppo ampia schiera dei randagi – continua Piera Rosati – animali che una volta catturati sono nella maggior parte destinati a trascorrere il resto della vita in strutture di ricovero. Molti altri invece muoiono per fame o sete, per incidente stradale o per vigliacchi atti criminali come gli avvelenamenti”.

La mappa del degrado dei canili lager attraversa tutta l’Italia. Al Sud, riferisce sempre la Lega Difesa del Cane, la situazione è peggiore ma ogni regione ha i suoi “scheletri”. Purtroppo, qualsiasi mercato illecito è possibile se viene gestito senza controlli. Una storia che è sotto gli occhi di tutti ma che in pochi vedono e che pure dovrebbe riguardare ogni cittadino, se non altro per lo sperpero di denaro pubblico che vi sta dietro. Una storia dove gli attori sono tanti: amministratori comunali, forze dell’ordine, veterinari Asl. ed a volte, anche criminalità organizzata. Ma è una storia di cui si parla poco perché il silenzio conviene a tutti. A chi non deve impegnarsi a risolvere il problema e a chi, su questo problema, continua a lucrare.

Il randagismo – afferma Michele Pezone Responsabile Diritti Animali LNDC – è disgraziatamente diventato anche un business: sebbene la Legge 281/91 indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, nel nostro paese sono sorte strutture esclusivamente private il cui unico scopo è lucrare sugli animali. Tra gli illeciti più frequenti riscontrati dalla LNDC e dalle forze dell’ordine: il sovraffollamento, la carenza di cibo e acqua, l’assenza di prevenzione delle nascite tramite sterilizzazione, la fatiscenza delle strutture, le carenze igienico sanitarie, l’elevata mortalità dei cani, le soppressioni mascherate da eutanasie, i maltrattamenti, le scarse o nulle adozioni, i decessi non denunciati”.

Dove nasce il business? Secondo la Lega Difesa del Cane una grande responsabilità è da ricercare nei Comuni i quali, invece di creare canili municipali, stipulano convenzioni con società private e, fatto l’accordo, nessuno controlla. Da questo nasce il meccanismo che gestisce il “mercato dei randagi” attraverso imprese chiuse e incontrollabili. Per loro l’affare conviene se si lavora su numeri considerevoli e alcune delle condizioni prevalenti per assicurarsi l’appalto sono l’economicità del servizio e il ribasso a base d’asta.

Dunque ripensare il sistema dei canili vuol dire riflettere con serena e spietata autocritica sui risultati pratici creati da una legislazione nazionale rimasta in buona parte solo sulla carta. Forse è arrivato il momento. I cani nei canili lager sono imprigionati, vittime di un sistema che ha tutto l’interesse a mantenerli in prigionia per poter prosperare, per mantenere un potere, per ricevere denaro da distribuire senza doverne rendere conto.

Se solo si facesse una vera inchiesta sulle condizioni di vita di questi animali, e si valutasse il rapporto costi-benefici dell’approccio italiano al randagismo dell’ultimo ventennio, si scoprirebbe il velo sulle sofferenze, gli sprechi, le bugie che sommergono questo angolo buio della società italiana.

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