randagi
GEAPRESS – Indipendentemente dai Governi che si sono succeduti almeno dal 2011, una cosa è certa. Il randagismo, non esiste più.

Questo a ben guardare il capitolo di spesa che dovrebbe reprimere il triste e noto fenomeno.

A rendere nota la tabella sullo  stanziamento triennale che la manovra finanziaria ha destinato alla prevenzione del randagismo, è l’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) – SCARICA PDF.

L’attuale Governo sembra proprio voler rimanere sulla strada già da altri avviata. La previsione di spesa è confermata in appena 300.000 euro l’anno. E dire che il primo piano triennale, così come previsto dalla legge 281/91, era di cinque miliardi di lire.

Il piano triennale (ora assestato sulla cifra di 900.000 euro), così come comunicato nella nota dell’ANMVI, è infatti quello previsto dalla legge di settore risalente al 1991. Cosa è cambiato da allora nel numero dei randagi italiani? Come sono stati spesi, in termini di efficienza, i soldi precedentemente stanziati?

Essendo la quota annuale tecnicamente destinata al “finanziamento interventi in materia di animali di affezione e prevenzione randagismo”, la cifra assume una consistenza quasi virtuale quando si pensa che verrà distribuita tra le varie Regioni e Provincie Autonome. La spartizione avverrà secondo un principio ove interagiscono diverse variabili, quali l’attivazione della banca dati, cani di proprietà ed altro ancora.

Sfugge, però, a cosa potrà servire una cifra così esigua. Questo prendendo altresì in considerazione  che gli  Enti preposti a poterla rimpinguare, come le stesse Regioni, ma anche i Comuni, non sempre sono  disposti a farlo.

Qualcosa, però, su come dovranno essere investiti i pochi soldi che lo Stato destina alla lotta del randagismo, si vedrà nella programmazione regionale.

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