GEAPRESS – Botta e risposta tra l’ENPA, sezione di Catania, e l’amministrazione comunale di Bronte (CT).

Oggetto del contendere, secondo l’ENPA, l’annosa gestione del randagismo venuto a galla  con una convenzione stipulata tra l’amministrazione comunale ed un canile del crotonese. Secondo un comunicato diffuso dall’ENPA, i cani sarebbero stati tolti da un rifugio locale per essere trasferiti oltre lo Stretto. L’appalto, però, prevede non solo il trasferimento ma anche i soccorsi di randagi bisognosi, come nel caso delle immediate cure di pronto soccorso.

Secondo l’ENPA l’amministrazione di Bronte avrebbe giudicato “inopportune” le critiche sollevate a tal proposito. Sempre secondo la Protezione Animali di Catania “chi ha redatto il contratto non ha pensato e non ha mai avuto modo di vedere un cane sanguinante eviscerato per strada“. Fatti interpretati come una chiusura al dialogo tanto da avere costretto gli animalisti catanesi a rivolgersi al Governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Sulla vicenda sono ora intervenuti il Vice Sindaco del Comune di Bronte, Melo Salvia, ed il dirigente tecnico, ing. Salvatore Caudullo. Inopportuni, tengono a precisare, sono casomai i toni assunti dalla stessa associazione. Per il Comune, infatti, la decisione  “risponde a criteri di legittimità e rispetto degli animali“. La ditta che si è aggiudicata l’affidamento mediante una gara ne ha insomma titolo. Gara, riferisce sempre il Comune, alla quale ha partecipato esclusivamente la ditta del crotonese.

Diverse valutazioni anche sull’entità delle spese rimborsabili ex legge che, ad avviso del Comune di Bronte,  non devono superare i 3, 50 euro per cane di piccola taglia (fino a 10 kg di peso) e 4,5 per quelli superiori. Nello specifico la ditta calabrese ha presentato un ribasso pari al 45%, rispondendo così, sempre secondo il Comune, ai requisiti di legge, oltre che a quelli di economicità e della concorrenza in un libero mercato.

A tali requisiti l’amministrazione di Bronte avrebbe inoltre richiesto i chiarimenti riguardo l’efficienza del servizio ed i riguardi verso i randagi. Alla base di un corretto svolgimento delle prestazioni richieste ci sarebbe il fatto che la ditta calabrese avrebbe garantito di avvalersi della collaborazione di due Veterinari che hanno lo studio a Bronte.

Per l’ENPA di Catania, però, Bronte è solo uno dei tanti Comuni che ha stipulato con il canile in questione una sorta di “panacea ad una legge Regionale scomoda“. Secondo l’ENPA proprio tale canile accoglie cani di altre regioni. Per la Sicilia, poi, la legge regionale vieterebbe canili di tali dimensioni.

A supporto delle sua tesi l’ENPA di Catania richiama un analogo provvedimento impugnato innanzi al TAR dal Comune di Grosseto. I Giudici Amministrativi avrebbero motivato sostenendo come “appare illogico e irrazionale” che i cani possano finire in un canile di fuori regione sottoponendo peraltro “gli animali a disagi e sofferenze per i trasferimenti che non paiono compatibili con il concetto di “cura” proprio del servizio”.

Dunque diverse interpretazioni che forse rispecchiano, oltre i criteri opinabili che sostengono le gare d’appalto, anche una certa lentezza della nostra legislazione ad adeguarsi alle istanze della società.  E’ di questi giorni la notizia di come sia stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’ennesima proroga per le “misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina“. Si tratta in realtà  delle misure comunemente intese a corollario della prevenzione del randagismo. Eppure mancano ancora di una norma certa e devono pertanto essere, ogni due anni, prorogate con Ordinanza ministeriale con carattere di urgenza. Urgenza, evidentemente, che non termina mai.

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