GEAPRESS – Venti anni li compirà il prossimo 14 agosto, ma a breve sarà già in pensione. Poco applicata, rielaborata dalle Regioni e fortemente disattesa dalle stesse. Stiamo parlando della legge 281/91, che concluderà la sua storia con un nulla di fatto.

Il prossimo 14 luglio, alle ore 20.00, è infatti previsto il termine ultimo, fissato dal Presidente della XII Commissione (Affari sociali) della Camera, Giuseppe Palumbo, per la presentazione degli emendamenti al nuovo testo (vedi articolo GeaPress e testo integrale nuova proposta). I passaggi successivi sono veramente pochi, visto che hanno deciso di escludere l’Aula dai lavori e di prendere la scorciatoia della “sede deliberante”, retaggio del passato ventennio fascista. Cosa è successo nelle blindate stanze della Commissione, fuori da occhi indiscreti e con audizioni a porte chiuse di amici e nemici di animali? Di sicuro il tutto è stato tenuto fuori dai grandi dibattiti.

Nella nuova proposta, salvo pochi passaggi buoni (solo passaggi da Regolamento applicativo della legge) le nuove modifiche snaturano completamente i principi della 281/91.

Nella migliore delle ipotesi si avrà un regolamento di polizia veterinaria, valido, comunque, solo per cani e gatti. L’Italia, almeno nei principi, è il paese che protegge cani e gatti. Tutto il resto, pazienza.

Nel ventennio di non applicazione della 281, a furia di battaglie, circolari e ritocchi si era riusciti almeno ad inserire i furetti, mentre una successiva proposta di legge (caduta, nel frattempo, nel totale dimenticatoio) voleva considerare anche i cavalli tra gli animali d’affezione. Ma poi i cavalli si devono anche mangiare, mentre i pets si devono commerciare. Alcuni di loro, poi, vengono prodotti in allevamenti intensivi, indistintamente se per vivisezione o i lucrosissimi pets. La legge sugli animali d’affezione, escluderà dalla tutela, per la gioia dei commercianti, …. gli animali d’affezione. Salvo che cani e gatti.

Di fatto, la nuova proposta, perde anche il principio ispiratore fondamentale, ovvero la corretta convivenza tra uomo ed altri animali. Anzi, il concetto diventa quasi un inciso per arrivare alla cultura del “possesso” responsabile. Possesso e proprietà, dunque. E cosa c’entra la tutela della pubblica incolumità, poi? Trattasi di un provvedimento o circolare del Ministero dell’Interno, al quale è riservato l’esclusivo “uso” del termine?

Con la nuova proposta, finisce nel buio più profondo la speranza di una legge che riconoscesse finalmente il diritto di cittadinanza anche ai cittadini non-umani. Una legge che ampliasse il respiro della 281 e non certo che lo soffocasse.

Viene, infatti, prevista la figura del “cane libero accudito”, ma tale previsione vale solo per gli animali accuditi in strada. Se questo ausilio non esiste (come per la stragrande maggioranza dei cani randagi) il Sindaco ha l’obbligo di sbattere i cani, anche sterilizzati, in un canile. O per meglio dire  in un “rifugio”, perchè in tal maniera dovranno chiamarsi. Anzi il gestore privato potrà gestire anche i “gattili”, inaugurando così una possibile nuova via del businnes randagismo, ovvero quello felino. Si potrebbe arrivare al paradosso di un cane randagio, tranquillo e sterilizzato, che ritorna in un canile convenzionato, perchè non accudito in strada.

L’impressione che deriva dalla lettura della proposta di modifica, è quello di un colpo di spugna che cancella una legge a tutela degli animali d’affezione a favore di una regolamentazione del commercio, della mercificazione, del mercato dei pets.

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