GEAPRESS – Continua ad essere rinviata la votazione in seno al Parlamento romeno in merito alla proposta di legge che dovrebbe nuovamente autorizzare i Sindaci ad eseguire la mattanza dei cani randagi. La decisione dovrebbe essere purtroppo scontata, dopo che già lo scorso marzo il Parlamento aveva rinviato alla Commissione competente, la quale ha confermato la nefasta volontà (vedi articolo GeaPress). Forse le pressioni di altri Governi stanno facendo tentennare l’assurdo proposito e già nel recente passato anche il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini era intervenuto in merito.

Dal 2002 in Romania sarebbero stati uccisi almeno dieci milioni di cani randagi. Quelli attuali oscillano attorno a stime molto approssimate comprese tra due e quattro milioni di animali, su una popolazione (umana) di circa 22 milioni di individui. Ma da dove vengono tutti questi cani? Chi ha causato una tale proliferazione mai sanata (nonostante i dieci milioni di animali ammazzati) che ora, con perpetuate non-soluzioni orrende solo a pensarsi, indegne di una società civile, qualcuno vorrebbe eliminare? Se i cani fossero bambini come si affronterebbe il problema? Facendoli morire velocemente di AIDS.

Bambini e cani abbandonati. In Romania hanno più o meno la stessa origine, da ricercare nelle sconsiderate politiche del dittatore Nicolae Ceauşescu che, con processo farsa qualcuno ammazzò … come un cane (direbbe l’uomo qualunque), assieme alla moglie.

Giova ricordare che verso la fine degli anni sessanta la popolazione romena iniziò a crescere molto rapidamente. Il picco venne raggiunto alla fine degli anni ottanta, ovvero (guarda caso) con la morte del dittatore. In un primo momento il regime riuscì a garantire tenori di vita sopportabili. Questo per via dei finanziamenti occidentali abbondantemente elargiti grazie alla politica meno filo-sovietica tra tutti i paesi dell’est.

Con i soldi dell’occidente il dittatore finanziò i suoi cervellotici programmi di sviluppo economico ma già nel breve termine il peso del debito, interamente onorato dalla Romania poco prima che il dittatore venisse ucciso, sconquassò l’economia del paese. Il dittatore, per pagare il debito, aveva tra l’altro deciso che tutta la produzione agricola venisse esportata.

L’aumento demografico era prevalentemente dovuto alle politiche anti contraccettive iniziate negli anni sessanta. Le “mamme-eroine” con più di dieci figli, venivano premiate con un’automobile, vari bonus ed una medaglia del regime. L’economia ben presto collassò e le masse sempre più povere, iniziarono ad urbanizzarsi. Nascono così i bambini di strada, già esistenti ancor prima che li conoscessimo a seguito della caduta del regime. A Bucarest si adattarono a dormire nelle fogne e sniffavano vapori di colla per sopire la fame. Altri, quelli piccoli o addirittura neonati, finirono nei famosi orfanotrofi a morire di AIDS. Anche questi esistevano da prima, ma il regime si difendeva ignorando. La malattia non esiste, punto e basta. Potevano morire. Senza voler entrare in un argomento tanto delicato come l’aborto, come non ricordare le decine di migliaia di donne che furono menomate o addirittura morirono negli interventi chirurgici clandestini? Risvolto della medaglia di un regime che non pensava a loro.

Cosa volete che importasse della sorte di tanti animali abbandonati dallo spopolamento delle campagne? Più famiglie romene si  adattarono a vivere nello stesso appartamento. La lotta era per la sopravvivenza e nessuno ha il diritto di giudicare una presunta  sensibilità generale di un popolo. Il dittatore è morto da oltre venti anni, ma i suoi effetti non sono stati sanati. C’è chi in Romania è sempre più ricco, e chi  (… e sono molti di più)  è sempre più povero. La Romania, in fin dei conti, amplifica un male comune della nostra società. Stranieri che investono nella conveniente Romania, romeni che lasciano il loro poco conveniente paese per accudire anziani all’estero, ed altri romeni che fanno incetta delle nuove opportunità offerte da un sistema che non riesce a sanare i mali del passato.

I romeni, però, sotto il Parlamento a protestare per la legge ammazza cani, ci sono. Questo è un indubbio segnale di speranza. Attenzione a non fare, almeno a loro, un torto.   Qualsiasi cosa deciderà il Parlamento, la battaglia continua. In Romania si vuole solo (… per modo di dire…) dare mano libera ai Sindaci. E’ quello che avveniva in Italia prima dell’entrata in vigore della legge sul randagismo ed in un certo senso è quello che avviene ora con i canili lager. Poi, anche da noi, ci sono (singoli) che vorrebbero uccidere i cani. Non contano un tubo e sono i primi a saperlo.

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