accalappiamento cani Romania
GEAPRESS – Per la Commissione Europea il problema dei randagi romeni non è granché affare dell’Europa. Questo nonostante la stessa  Commissione ha ricevuto e  continua a ricevere denunce relative al benessere e alla gestione dei cani randagi in Romania. Anzi, proprio queste denunce, saranno tutte archiviate.

Questa in  sintesi la risposta della stessa Commissione all’ultima denuncia arrivata appena nel mese di ottobre. La risposta è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n.343 del 23 novembre scorso.

Ad avviso della Commissione “il benessere e la gestione delle popolazioni di animali randagi non sono disciplinati da norme UE, rientrando tra le competenze esclusive degli Stati membri“. Buio fitto anche sull’utilità dell’articolo 13 del trattato di Lisbona sul funzionamento dell’Unione Europea. Questo prevederebbe che nella formulazione e nell’attuazione di alcune politiche dell’UE si dovrebbe tener conto delle esigenze in materia di benessere degli animali. Ad avviso della Commissione e nonostante gli improbabili successi a volte sbandierati in casa animalista, l’articolo 13 “non fornisce una base giuridica che permette di coprire tutte le questioni relative al benessere degli animali“.

La debolezza delle potenzialità europee in tema di benessere degli animali era stata già sollevata sia da chi impegnato in campo proprio in Romania, come nel caso di Save the Dogs, ma anche nelle denunce dell’Europarlamentare PD Andrea Zanoni, specie in tema di animali da reddito.

In compenso, la Commissione dichiara di sostenere “il lavoro svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità animale (OIE) per definire gli orientamenti in materia di controllo delle popolazioni di cani randagi, in cui si sottolinea l’importante ruolo svolto dalle agenzie governative locali nell’applicazione delle normative concernenti i proprietari dei cani e vengono indicati gli enti incaricati di elaborare e realizzare le opportune azioni di formazione per regolamentare la cattura, il trasporto e la detenzione dei cani e definire criteri minimi relativi ad alloggio e cure“. La Commissione è talmente spinta ad attenersi alle regole (regole che però parrebbero non esserci) da dare consigli su come procedere nell’abbattimento dei randagi. In tal maniera viene di fatto riconosciuta la liceità dell’azione.

Sempre in Gazzetta Ufficile la Commissione sottolinea infatti, a proposito degli orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della sanità animale, come questi “sottolineano la necessità di adottare misure parallele per tenere sotto controllo le popolazioni di cani randagi, invitando a procedere all’abbattimento degli animali, nel modo meno crudele possibile, soltanto ove necessario, non costituendo tale pratica una strategia sostenibile, se svolta isolatamente“. Questo ovviamente nelle questioni di principio generale e secondo lo schema solito della deroga che di fatto poi, nell’applicazione locale, sembra scavalcare ogni logica.

E’ del resto la stessa Commissione a ribadire come “ogni Stato membro, in quanto membro dell’OIE, definisce le soluzioni più appropriate per applicare tali orientamenti internazionali al proprio contesto nazionale. La Commissione continuerà a sostenere l’operato della piattaforma regionale dell’OIE sul benessere degli animali in Europa, che assiste gli Stati membri dell’OIE dell’Europa orientale, compresa la Romania, ad attenersi a tali orientamenti“.

Non solo, ma a conferma delle minime attenzioni relative alla tutela delle produzioni animali, la stessa Commissione tiene a ribadire come “la legislazione dell’UE in materia di protezione degli animali durante l’abbattimento [regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio] riguarda specificamente l’abbattimento degli animali nei macelli e negli allevamenti. Gli animali abbattuti in circostanze diverse non rientrano nel campo di applicazione di tale regolamento“.

Dunque tutte le denunce sulla strage dei cani in Romania saranno archiviate dal momento in cui, conclude la Commissione “i fatti segnalati non rientrano nel campo di applicazione del diritto dell’Unione Europea“.

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