(GEAPRESS) – Dopo la costituzione della Task Force ministeriale contro il randagismo ed i canili lager è fondamentale un altro passo: ridurre i potenziali prigionieri dei medesimi canili lager.

Necessarie ed urgenti sono le sterilizzazioni dei randagi presenti sul territorio, , ma non solo, una buona parte dei vaganti non sono altro che nuove nascite da randagi o cuccioli fatti nascere in casa e poi abbandonati come sacchetti di pattume.

Le sterilizzazioni non devono essere affidate solo ai servizi veterinari ASL, che funzionano a macchia di leopardo. Ci sono Comuni dove “semplicemente” non vengono effettuate. Un buon programma di prevenzione del randagismo deve veder coinvolti, necessariamente, i veterinari liberi professionisti.

Gli stessi professionisti devono poter disporre dei microchips, obbligatori solo per  i cani, ma difficili da inoculare laddove il servizio pubblico ne detiene l’egemonia osservando l’orario d’ ufficio.

L’Associazione GeaPress ha accolto con soddisfazione il comunicato stampa dell’ANMVI il cui Presidente Carlo Scotti ha dichiarato “Contro il randagismo e gli sprechi serve più prevenzione. C’è una rete capillare di strutture veterinarie pronte ad affrontare già da oggi la piaga del randagismo”.

Ricordiamo che i volontari animalisti, vera forza perennemente in campo contro il randagismo, si avvalgono prevalentemente delle strutture private, disponibili anche di notte o nei giorni festivi e soprattutto oltre il consueto orario d’ufficio degli Enti pubblici.

La Regione Campania ha finanziato un progetto della Provincia di Benevento: 90mila euro per sterilizzare 700cani: 500 randagi a cura dei veterinari ASL e 200 cani (già adottati dalle famiglie) a cura dei veterinari liberi professionisti. Bene!

Un considerazione nasce spontanea: ma se la sterilizzazione dei randagi è già un compito istituzionale dei veterinari ASL, allora perché non aumentare le stesse e destinare tutti i fondi alle altre sterilizzazioni? Sicuramente il numero di interventi sarebbe maggiore ed a lungo termine ci sarebbe anche una riduzione della spesa pubblica.

Intanto il Comune di Lucera (FG) presenta un “Piano di intervento” che si prefigge tre obiettivi: contrasto degli abbandoni, parziale svuotamento del canile municipale, sensibilizzazione della cittadinanza, previo censimento della popolazione canina cittadina e  rurale ed identificazione dei cani da sterilizzare, assieme al controllo dell’applicazione dei microchips; insomma a Lucera si comincia ad applicare la Legge 281/91 (Legge quadro sul randagismo)!

Peccato però che proprio in spregio alla 281, e da configurare come un vero e proprio maltrattamento di animale, il Comune di Lucera ha emesso un’Ordinanza sindacale per vietare la somministrazione di cibo ai randagi.

GeaPress ricorda che altre simili Ordinanze sindacali che hanno vietato la somministrazione di cibo ai randagi sono state bloccate dal Consiglio di Stato nonché dai TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di diverse regioni italiane. In tali sentenze l’atto di sfamare i randagi non solo viene indicato come civile ed encomiabile ma anche utile a prevenire l’insorgere di aggressività da parte dei branchi di cani randagi. (GEAPRESS).