GEAPRESS – Hanno tentato di sopprimerlo due volte nella camera a gas, ma lui, il gatto randagio  di West Valley City, nello stato americano dello Utah, ha dimostrato di avere ben più delle sette proverbiali vite feline. Questo anche alla luce del fatto che al secondo tentativo è stato realmente creduto morto. Chiuso in un sacchetto di plastica ed a sua volta sistemato in un congelatore in attesa di essere smaltito (sic!). Quando però un dipendente della struttura adibita a “rifugio” (i cani rimangono in attesa di adozione per 30 giorni), ha aperto il congelatore, ha udito un miagolio. Andrea, questo il nome dato la gattino, era incredibilmente vivo.

La sua disgraziata, quanto fortunata storia, è servita a sensibilizzare l’opinione pubblica, grazie anche all’attenzione fornita dai media. Andrea ha ora un famiglia. Nella cittadina dello Utah, si è invece discusso in Consiglio Comunale della proposta di abolire l’eutanasia dei randagi. Gli animali vengono uccisi quasi in eguale proporzione; con una iniezione letale e con la camera con monossido di carbonio. Un disastro. Le autorità locali non hanno desistito. Questo è un buon metodo, hanno dichiarato.

Nuova chiusura della periferia rurale americana. Una conferma di come, forse, sul finire dell’ottocento, non tutti avevano torto a non volere lo Utah tra gli Stati della confederazione. La sua entrata venne infine accettata, ma solo dopo che i rappresentanti della politica locale accettarono di venir meno ad alcuni precetti acquisiti dalla dottrina mormore (alla quale appartiene tutt’ora oltre il 50% della popolazione) e fino ad allora facenti parte dell’ordinamento statale. 

Contrariamente a quanto può sembrare, anche in Italia il divieto di sopprime i randagi non è affatto antico. Di fatto è rimasto in vigore fino al 1991 quando, grazie ad Annamaria Procacci, allora Deputata dei Verdi, venne approvata la famosa legge 281. Rimangono nei racconti parlamentari i suoi silenziosi sit-in innanzi alla Commissione competente. Ci fu pure chi la minacciò del fatto che mai la sua legge sarebbe passata finché un solo bimbo al mondo avesse patito fame o altri mali (… causati dell’uomo ….). Poi le cose andarono diversamente.

Sebbene ancor prima del 1991, alcune Amministrazioni comunali italiane si fossero impegnate con proprie Ordinanze e Regolamenti a vietare l’eutanasia o l’invio a stabulari della vivisezione, molti cani si salvarono solo grazie all’aiuto dei volontari. Venivano riscattati a nome proprio e portati nei rifugi. Nei canili municipali di  alcune città, dopo solo tre giorni, scattava la mannaia del boiacani. Ancori oggi qualcuno si sveglia con la proposta di sopprimere i cani. Evidentemente la fine dei randagi romeni e di quelli delle perraras spagnole, ispira. Per fortuna, i nostrani novelli boiacani non contano nulla e sono i primi a saperlo. Forse, però, i rigidi precetti dello Utah (che valgono, per altre storie, anche per l’uomo) farebbero bene anche a loro.   

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