GEAPRESS – Le fotografie lasciano spazio a pochi dubbi. Si tratterebbe, infatti, di un vero e proprio cimitero degli animali, sito all’interno di una vasta proprietà privata, presumibilmente in stato di abbandono, nella periferia nord occidentale di Palermo.

Ad un primo esame parrebbero prevalentemente corpi di cani che si presenterebbero in diversi stadi di decomposizione. Almeno una decina sono le carcasse avvolte all’interno di grandi sacchi neri. Poveri resti sparsi tra le feci di mucche e capre. Alcuni sacchi si troverebbero sepolti sotto ramoscelli e sterpaglie. Altri, invece, sono a ridosso del muro di cinta, non escludendosi, pertanto, che possano essere state lanciate dall’esterno, sistematicamente. Alcuni dei corpi, sebbene straziati, sono ancora ben distinguibili. Della maggior parte, però, rimane ben poco: ammassi di pelo arricciato, rinsecchito dal sole e poche ossa disseminate per terra.

Chi può essersi reso responsabile di tanto scempio? Già lo scorso febbraio, a Marigliano (NA), venne scoperta quello che è sembrata poi potersi ascrivere come una discarica di carcasse di cane (vedi articolo GeaPress). Quando si seppe del ritrovamento, alcuni riferirono di riturali della camorra ed addirittura di traffici di cani per la vivisezione. Ovviamente tutto improbabile, ma le ipotesi, allora, corsero lungo la scia della fantasia. E’ probabile come anche nel caso di Palermo, l’anomalo, quanto diffuso metodo di “smaltimento”, abbia facilmente prevalso sulle esigenze di ordine sanitario. Secondo alcuni abitanti del luogo, tale metodologia non costituirebbe certo una novità. A confermare l’ipotesi potrebbe essere il diverso stato di decomposizione dei corpi.

La segnalazione è arriva da alcuni residenti del posto, indignati da quanto accade da tempo dinanzi alle proprie abitazioni, e disgustati dal lezzo promanante da quei terreni, ancora oggi colmi di carcasse in putrefazione. Certamente, il caldo infernale di questi giorni ha giocato un ruolo determinante, aggravando la situazione.

L’allarme è arrivato anche ai volontari, che si recano in quelle zone per sfamare e prestare soccorso ai numerosi randagi che li popolano.

Secondo le ultime indiscrezioni, sarebbero già in corso le indagini, da parte della Polizia Giudiziaria, volte all’accertamento della dinamica dei fatti, all’identificazione del proprietario del terreno e al rilievo, laddove ancora possibile, di eventuali microchip. Fino ad allora, dicono i volontari, acqua in bocca. Non vogliono che qualcuno vada a rimettere le cose a posto.

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