cane cantiere
GEAPRESS – Sono iniziate in questi giorni le operazioni di trasferimento dei cani randagi che vivono all’interno dei cantieri navali di Palermo. Circa 45 animali, sparsi nella grande struttura del capoluogo siciliano e suddivisi in diversi piccoli gruppi  a quanto sembra ben accuditi.

Una lunga convivenza che difficilmente può essere iniziata in maniera casuale. In altri termini, si vocifera in ambiente animalista, qualcuno quei cani li potrebbe aver fatto entrare. Di certo, da quel posto,  non sono più voluti andar via. Ben alimentati ed in buona parte sterilizzati grazie anche all’aiuto dei volontari palermitani.

I cani del cantiere navale erano diventati parte del paesaggio, ma di tanto in tanto sembra sia sorto qualche problema con il personale imbarcato. Dunque la decisione di portarli via, divenuta operativa dopo un lungo contenzioso con l’amministrazione cittadina. Tempo addietro,  un primo tentativo di cattura venne affidato ad un canile di fuori città. Gli animalisti, prontamente avvisati, riuscirono a bloccare il tutto sostenendo la competenza in ambito cittadino del solo  canile municipale.

Questa volta, però, sembra non ci sia stato niente da fare. Il Comune è obbligato ad accalappiare i cani. Per loro si apriranno i box di un canile della provincia.

Cani adulti e ben ambientati, riferiscono gli animalisti. Impossibile poterli adottare.

Quello che preoccupa, però, è la falla che in tale maniera si sarebbe aperta. Ad obbligare il Comune con un ricorso al diniego di accalappiamento, potrebbero essere tutte quelle amministrazioni, pubbliche e private, che in ambito cittadino lamentano il problema del randagismo.

Dove finiranno tutti questi animali?

Da Palermo,  sono già andati via numerosi cani che erano ospitati presso il canile municipale. Sono finiti pure in Emilia Romagna e sembra che per loro si stia prospettando un nuovo trasferimento. Tutti sanno che questi poveri animali non potranno mai più tornare. Palermo non ha posto e per questo li potrebbe paghare a vita. Il tutto in una città dove, riferiscono sembre gli animalisti, i controlli sui microchip sarebbero esigui. In altri termini la fonte del randagismo, stando così le cose, è sempre rigogliosa.

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