GEAPRESS – Lulù è morta lunedì sera, presso un ambulatorio privato di Palermo. Lo scorso Venerdì, era stata soccorsa e raccolta dalla strada, presumibilmente incidentata e in stato di shock, da un Vigile del Fuoco che, tempestivamente, si recava al Canile Municipale. Erano le 14:30 e, nella struttura, a quanto pare non era presente né il personale veterinario, né il personale comunale. Quest’ultimo sarebbe arrivato di lì a poco. In quel momento, dunque, funzionava solo il servizio di portineria che, prontamente, avvertiva della situazione emergenziale alcuni dei volontari presenti all’interno della struttura.
Era necessario attendere l’arrivo del personale comunale – dichiara la volontaria Laura Girgenti – per la compilazione, come da prassi, della scheda di ingresso al Canile Municipale”.

L’ingresso di Lulù, però, non avverrà mai. Neanche quando tornerà l’impiegato comunale. A quanto pare allo stesso Vigile del Fuoco e nonostante l’urgente bisogno di soccorso, è stato rifiutato l’ingresso della gattina. Questo per mancanza del servizio veterinario. Quanto avvenuto sembrerebbe confermato dagli stessi volontari.

Sono entrata negli uffici comunali del Canile – riferisce a Geapress Giusy Caldo, consigliere della Lida Palermo – facendo presente all’impiegato comunale la gravità della situazione e la necessità di un’ immediata assistenza veterinaria. Purtroppo – continua la Caldo – è stato tutto inutile, mi è stato risposto che non c’era personale veterinario e che alcune disposizioni vengono decise dall’alto. Inoltre, non c’è stato alcun tentativo, da parte dell’impiegato, di reperire un medico disponibile per un pronto soccorso.

A questo punto, stante la drammatica situazione, Lulù viene trasferita da una volontaria, presso l’ambulatorio privato VeterLandia della dott.ssa Maurizia Zaccolo. La gattina risultava in forte stato di ipotermia e, come se non bastasse, aveva la vescica rotta. Quindi l’intervento operatorio, apparentemente riuscito. Lunedì mattina, però, i progressivi peggioramenti, fino alla morte, arrivata nel tardo pomeriggio.

La morte di Lulù rappresenta un’amara sconfitta per tutti coloro che hanno lottato per la sua vita. Negligenze che sviliscono non solo l’operato dei volontari, ma anche quello della cittadinanza che, come nel caso del Vigile del Fuoco, tenta, nei limiti del possibile, di soccorrere i non pochi animali in difficoltà.

Adiremo le vie legali – dichiara Alessandra Musso, Presidente della Lida Palermo – ritenendo assolutamente inaccettabile che un Presidio Sanitario non accolga esseri senzienti, specialmente laddove bisognevoli di cure ed assistenza. Come Lulù – continua la Musso – esistono tanti altri casi di animali sofferenti che gravano economicamente sulle spalle dei volontari, dal momento che, in larghissime fasce orarie, l’Amministrazione Comunale decide di non intervenire. E’ semplicemente assurdo – conclude Alessandra Musso – inoltre, che sia prevista, specialmente in tutto l’arco della notte, la sola reperibilità del personale veterinario e non anche quella del personale comunale, visto che entrambi sono indispensabili per ogni tipo di assistenza agli animali”.

Cosa prevede il quadro organizzativo-sinergico di Comune ed Asp? In linea teorica, prevede la loro simultanea presenza per gli ingressi degli animali all’interno del Canile. Nella pratica, però, si arriva a situazioni paradossali. Se si escludono tutte le mattine e due pomeriggi a settimana di ordinario servizio, la reperibilità veterinaria opera dalle 19:00 alle 7:00 del giorno successivo. Questo nei giorni feriali, mentre, nei giorni festivi dovrebbe essere garantita la continuità. Sempre in teoria, però, dal momento in cui non è detto che a ciò corrisponda il contemporaneo servizio del personale comunale.

Sembra una barzelletta, dichiarano i volontari, di cui fanno le spese i nostri animali che, se vogliono trovare assistenza pubblica, devono avere la “fortuna”di essere incidentati, ammalati o avvelenati solo nelle ore della mattina o, in alternativa, in quelle di due pomeriggi a settimana.

Viceversa, possono morire in solitudine, senza aiuti e soccorsi o, se fortunati, sperare di trovare qualche anima pia che li porti, a proprie spese e con i propri mezzi, presso ambulatori privati, come è avvenuto nel caso di Lulù. Ma spesso, purtroppo, è ormai tardi.

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