GEAPRESS – Per anni sono stati gli oggetti fotografati e patinati di campagne di adozione. Poi, tutti o quasi, si sono scordati di loro. Stiamo parlando dei Pit Bull da combattimento e non solo. Feriti, lacerati, semplicemente abbandonati, restano mesi e poi anni, abbandonati nelle città simbolo dei combattimenti. A Palermo ve ne sono alcune decine, dimenticati dai media e da (quasi) tutte le Associazioni nelle celle orrende del canile municipale.

Anche tra i disperati vi sono i tipi di serie A e quelli di serie B. A Palermo vi è anche una serie C ed è costituita dalle celle del macello nuovo, mai inaugurato (se non fosse che al suo posto ne opera un altro, verrebbe da dire per fortuna) e destinato a servizi vari. Tra questi anche il contenimento dei cani randagi distaccati dalla vecchia sede di via Tiro a Segno, appena dall’altra parte del fiume Oreto. Nel macello i cani stanno nelle celle fredde dei suini, ovvero le stanze di stabulazione dei maiali prima della scarica elettrica con la quale vengono uccisi. Poichè il macello nuovo non è mai stato inaugurato, nelle celle fredde hanno sistemato parte dei randagi che hanno accalappiato e che una volta sterilizzati, per vari motivi, non vengono reimmessi nel territorio. Tra questi i Pit bull.

Nella struttura di via Tiro a Segno, invece, c’è la serie A e la serie B. Per i cani l’unica cosa che varia rispetto al macello, è la presenza di maggiore personale, ma basta guardare l’area che era stata destinata ai Pit bull per capire che definire una serie Z, è poco. Orride cellette buie e umide con al posto della finestra un condizionatore, ovviamente non funzionante.

Da quale settimana, grazie all’interessamento del Vice Sindaco del Comune di Palermo, Marianna Caronia, nominata sul finire dello scorso ottobre, le cose stanno cambiando. Ai Pit bull reclusi è stata destinata un’area un poco migliore. I locali con le cellette da Santa Inquisizione sono in ristrutturazione e gli inutili condizionatori sono stati tolti. Anche con i volontari qualcosa sta cambiando e può anche accadere che di domenica, mentre si stanno facendo sgambettare i poveri cani, manchi qualcosa e si chiama il Vice Sindaco, la quale provvede inviando nel giro di mezz’ora l’occorrente. Il Comune ha recentemente presentato un sito per le adozioni e promuove, per queste, delle giornate specifiche.

Ma i Pit bull stanno ancora lì. Reclusi non da settimane e neanche da mesi. Da anni. Al canile affluiscono i volontari della LIDA e dell’OIPA. Non li paga nessuno e ben volentieri hanno accettato il Protocollo d’ Intesa firmato con il Comune di Palermo.

Da qualche tempo, anche per i Pit bull, qualcosa sta cambiando. Non solo per la loro sistemazione nel canile, ma anche per la speranza che possano andar via. Anzi, il primo, mercoledì scorso ha preso l’aereo, … per Torino. Il merito è di Danila Brunetto, responsabile dell’OIPA di Palermo.

Nessuno aveva mai pensato a dargli un nome e così ha voluto che venisse dato direttamente da chi lo ha adottato – dice a GeaPress Daniela – L’ho fatto giocare, correre, ma lui .. non era mio. Devono andare via tutti, ma mi sono accorta, da quando faccio volontariato nel canile municipale, che molti sono vecchi. Non si conosce neanche bene la loro storia. Molti di loro sono entrati giovani e sono rimasti a marcire qui dentro. Otto, nove anni di reclusione, scordati da tutti. Eppure, prima, i Pit bull si adottavano o almeno così sembrava“.

“Lui” è un bel Pit bull nero che abbiamo fotografoto mercoledì scorso all’aeroporto Falcone-Borsellino. “Il canuzzo – dice Daniela – è andato via che mi stringeva il cuore ma contemporaneamente ero felice. In aeroporto lo hanno accompagnato due amiche, Emanuela e Maria che ringrazio sentitamente. E via, lui è partito – dice Daniela – ma li voglio fare uscire tutti anche le vecchiette, almeno si godono quel che gli resta serenamente.”

Daniela e gli altri volontari portano i cani fuori dalle gabbie e vedono come si comportano con gli altri cani. Con l’uomo sono buonissimi e non tutti danno segnali di aggressività con gli altri reclusi del canile.

Poi ci sono quelli del macello – continua Daniela – Lì siamo veramente in un altro mondo. Questi cani, tutti sia del macello che del canile, li hanno scordati in molti, sono dei fossili dimenticati. Mi chiedo perché. Dopo tutto quello che hanno passato, sequestrati o ritrovati che siano, gli si è riservata una vita tutta al chiuso di una celletta – dice Daniela – Non è giusto quello che sta succedendo. Al macello, poi, non vedono mai le persone, ma lì c’è una femmina buonissima. Non lasciateci soli“.

Il ritrovamento dei Pit bull per le strade cittadine o in pseudo allevamenti non è mai cessato. Forse è un po’ diminuito rispetto al passato, ma su di loro è sceso l’oblio. Forse sono passati di moda. Se non fosse per Daniela o pochissimi altri volontari, nessuno ne saprebbe più niente. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 

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