GEAPRESS – Si chiamava Sissi (vedi fotogallery) ed era uno dei due cani finiti sbranati la settimana scorsa nel canile municipale di Palermo. Una rete mal riparata, anzi, forse, mai riparata, ha fatto venire in contatto animali che da settimane si guardavano da gabbie diverse. Poi, improvvisamente, qualcuno è riuscito a passare e si sono sbranati. Sissi ha avuto difficoltà ad essere riconosciuta.

Una cagnetta dolcissima – dice Daniela Brunetto, responsabile cittadina dell’OIPA – ed ho pure dovuto faticare per sapere che trattavasi proprio di lei, questo perchè al canile non è sempre facile venire a capo di un problema“.

A denunciare, ora, le Associazioni animaliste che prestano opera di volontariato presso la struttura municipale. Nel canile convivono due diverse gestioni. Vi sono i Medici Veterinari dell’ASL 6, con i quali non vi sono particolari problemi e poi gli impiegati comunali. Si tratta, soprattutto di personale Gesip, la società controllata dal Comune nata per assorbire il precariato palermitano. In altri termini, personale non assunto per questi scopi ma ritrovatosi a lavorare con mansioni molto diverse tra di loro. Nel canile comunale di Palermo ve ne sono circa una trentina. Poi ci sono le strutture. Precarie e fatte senza criterio come la zona per i Pit Bull predisposta dopo le inchieste di Striscia la Notizia. In realtà le nuove gabbie sono state ricavate in un’area esterna che doveva servire solo per sgambettatura. Ora, dicono i volontari, ci sono delle gabbie che raggiungono temperature infernali. Dai murati vivi, alla fornace.

Ormai non c’è più l’area sgambettatura – dice Daniela Brunetto – anzi è stato pure proposto di costruirvi, proprio lì, l’area cuccioli“.

Problemi gravi ai quali si aggiungono le difficoltà di accesso ai volontari dell’ex macello. I cani del Canile Municipale di Palermo (circa 400) sono, infatti, divisi in due zone. Quella storica di via Tiro a Segno e la “nuova”, dell’ex macello. In pratica sulle due diverse sponde del fiume Oreto. Solo che nella nuova area i volontari non hanno libertà di accesso e quei cani sono di fatto dimenticati. Alcuni sono richiusi nelle ex stalle fredde dei suini, ovvero gli stanzoni con saracinesca esterna, che dovevano servire a stabulare gli animali prima di portarli nei locali di macellazione. Altri cani, invece, stazionano in incredibili corridoi piastrellati.

Quando, però, il Comune si trovò in difficoltà perchè i suoi operai entrarono in sciopero, furono chiamati i volontari ed a loro, che si sacrificarono a proprie spese per più settimane, fu data libertà di accesso. Rientrato lo sciopero, si è ora punto e d’accapo.

Anche al macello occorrerebbe, come minimo, un’area di sgambettatura – aggiunge Daniela Brunetto – ma lì siamo degli estranei“.

In sintesi quello che occorrerebbe subito al canile di Palermo, sono nuove aree per i Pit bull, un’area di sgambettatura sia per via Tiro a Segno che per la struttura dell’ex macello, una zona (vera) destinata ai cuccioli, oltre che un diverso orario di apertura dei volontari, che comprendano anche il sabato ed i pomeriggi.

Oggi a Palermo è festivo. C’è la festa della Patrona, Santa Rosalia, e non è stato possibile mettersi in contatto con i reponsabili del Comune presso il canile.  

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