GEAPRESS – Una visita forse aspettata, ma che ha messo lo stesso in luce l’indecente situazione dei cani dimenticati nell’ex macello di Palermo. Giornata delle adozioni a fasi alterne. A volte si riesce a fare, altre volte (forse) mancano i soldi. Dipende dal personale e dalle alterne decisioni dell’Assessorato alla Sanità del Comune recentemente capitozzato. Il primo sfoltimento ha riguardato l’Assessore, andato a casa, come tutti gli altri, dopo le dimissioni del Sindaco. Si attende il Commissario e nel frattempo comandano i funzionari che però, appena due giorni prima delle dimissioni del Sindaco, sono stati a sua volta privati del Dirigente dell’Ufficio Diritti Animali, finito nei guai giudiziari non per cose riguardanti gli animali (anzi da questo punto di vista non era molto conosciuto) quanto per l’uso di armi utilizzate in un poligono di tiro non autorizzato.

Impossibile, poi, parlare con il Responsabile del Comune presso il canile. Questo perché una delle ultime disposizioni di Servizio del funzionario ora ai domiciliari, aveva imposto il tassativo divieto di interloquire con la stampa.

Dunque tutti al canile, anzi all’ex mattatoio, dal momento in cui i volontari di LIDA ed OIPA hanno deciso di coinvolgere i cittadini non nella struttura propria del canile ma bensì nell’ex macello. Una quindicina di cittadini. Alcuni in lacrime. I cani stanno lì da anni. Nelle gabbie fredde dei suini, quelle che precedevano l’entrata nella camera della morte. Gli incredibili corridoi con i Pit bull sequestrati ad ignoti, ed altri cani ancora. Appena vedono che qualcuno si avvicina in quel luogo scordato da tutti, si precipitano come per volere aggredire.

Non sono tutti così – dicono i volontari – molti sono dolcissimi, ma come volete che si diventi in questo ambiente, senza nessun contatto con l’uomo?”.

Poi l’area di sgambettatura. Per vederla così, però, occorre molta immaginazione. In realtà, si tratta della stanza che era destinata alla pesatura dei bovini. Un piccolo locale tutto in cemento, disponibile solo per alcuni cani.

Per gli altri – aggiungono i volontari – perderemmo il poco tempo che abbiamo a disposizione. Troppo lontani, non ci sono soluzioni“.

Il Comune di Palermo ha messo a disposizione per i volontari la mattina dei giorni feriali (quando si studia o si lavora), due pomeriggi la settimana e la domenica mattina. I pomeriggi, però, sono virtuali, visto che sono presenti con un turno alternato gli operai ed il responsabile amministrativo. Per consentire la presenza dei volontari, devono esserci entrambi. Poi c’è la domenica mattina che però, quando si riesce a fare, è giornata di adozione. Riguarda prevalentemente la struttura storica della città, quella di via Tiro a Segno. Ieri, però, i volontari hanno dirottato i cittadini all’ex macello.

Con i tempi che hanno a disposizione i volontari, i cani riescono ad uscire da quelle gabbie per non più di tre minuti ciascuno” denuncia il Consigliere comunale Vincenzo Tanania (nella foto in gallery), ieri intervenuto con i volontari presso la struttura dell’ex macello.

Un vero e proprio atto di accusa quello del Consigliere del PD, che parla di anni di abbandono, del canile e non solo.

L’ex macello – dice a GeaPress il Consigliere Tanania – è una struttura fatiscente. In questo momento sono innanzi ad un capannone abbandonato e mezzo diroccato pieno di flipper, video gioghi, poi altre strutture in disuso che rispecchiano la stessa miseria umana che ha voluto relegare i cani di Palermo in un posto orrendo“.

L’OIPA ha annunciato nei giorni scorsi una nuova azione legale da intraprendere con i propri Avvocati, ma la situazione è fin troppo palese nella sua drammaticità.

Un evidente malessere fisico e mentale – riferisce il Consigliere Tanania – Non posso dire che le gabbie siano imbrattate di feci o che manchi il cibo, ma i cani sono sporchi, danno l’impressione che in anni di detenzione non siano mai stati puliti”.

L’ex macello di Palermo è ricavato in un grosso comprensorio murato, tra stalle abusive di cavalli e case confiscate ai mafiosi Graviano ed affidate prevalentemente alle famiglie di Carabinieri e Guardia di Finanza. Adibito ad autoparco, poi a deposito di materiale sequestrato, è ora una struttura in totale abbandono. In prossimità di quella che doveva essere la camera di macellazione, anni addietro è stata ricavata una sistemazione di “emergenza” per un paio di centinaio di cani del vecchio canile di via Tiro a Segno, appena sull’altra sponda del fiume Oreto. La “provvisorietà” della struttura risale però all’anno 2000. Un periodo infuocato che vide il missionario laico Biagio Conte (una persona molto nota in città per l’accoglienza riservata a quelli che lui chiama gli “ultimi”) salire sui tetti del canile e protestare per le stragi dei cani. Il Comune reagì con l’intenzione di togliere la “vergogna”, ovvero i cani, trasferendoli in un canile convenzionato del catanese. La reazione degli animalisti impedì la deportazione che si concluse, però, con la sistemazione nelle gabbie dell’ex macello. Seguì l’individuazione di un terreno indiviso confiscato alla mafia (uno degli ultimi agrumeti della piana di Palermo di fatto, secondo alcuni, nella piena disponibilità del precedente proprietario) ed una variante al piano regolatore che individuò nella collina di Bellolampo il terreno del nuovo canile tra la discarica in funzione, e l’area oggetto di intervento della magistratura dove era stato previsto l’inceneritore. I cani, rimasero all’ex macello. Di tanto in tanto nuovi apporti. Pit bull sequestrati o presunti aggressivi che però, ai volontari, fanno tante feste.

Per loro non vi è speranza di adozione – riferiscono a GeaPress Daniela Brunetto e Alessandra Musso, responsabili cittadine di LIDA ed OIPA – Stanno qui da anni. Nessuno li vuole perché nessuno li conosce. In aggiunta a ciò, abbiamo il problema degli altri cani del canile, quelli di via Tiro a Segno e le mille emergenze di questa città”.

I volontari mostrano una cagnolina con l’occhio insanguinato, il pelo orrendamente sporco. Il suo mantello è in questo stato da chissà quanto tempo.

Per il Consigliere Tanania, si tratta di un vero e proprio Far West dove si è già dichiarata la morte dei cani. Ma chi dovrebbe pensare ai cani dimenticati nell’ex macello di Palermo?

Non è stato possibile ieri mattina, metterci in contatto con l’Ufficio Diritti Animali, mentre abbiamo rintracciato il Direttore della Sanità Pubblica Veterinaria dell’ASL 6 di Palermo, dott. Paolo Giambruno.

All’ex macello – spiega il dott. Giambruno – non vi è una struttura destinata ad ambulatorio, anzi l’indirizzo della mia amministrazione è quello di potenziare l’ambulatorio fornito di sala operatoria di via Tiro a Segno”. Mancando la struttura manca anche il Veterinario, ma su questo punto il Responsabile della Sanità Veterinaria tiene a precisare che il controllo dei cani avviene. “Non vi è una cadenza prestabilita, ma il Veterinario deve recarsi all’ex macello, specie se segnalato dagli operai del Comune o dai volontari“.

Questi ultimi però non la pensano alla stessa maniera. Intanto ieri, forse grazie alla presenza del Consigliere Tanania, due cani sono stati trasferiti al canile per essere almeno puliti.

Ve ne sono altri due – aggiunge Daniela Brunetto – magrissimi. Li ho già segnalati, vediamo ora cosa succede“.

Su una cosa, però, sono tutti d’accordo. I cani dell’ex macello sono quelli che non usciranno mai.

Vorremmo capire il perché – dicono le volontarie – visto che di aggressivo qui c’è ben poco, a parte l’atteggiamento del Comune. I cani escono dalle gabbie tranquillamente. Sono dolcissimi. Sono dimenticati dalla nostra città. Almeno in quelli di via Tiro a Segno, tra gabbie allagate e reti rotte (vedi articolo GeaPress) c’è la speranza che qualcuno li noti. Qui aspettano solo la morte“.

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