GEAPRESS – Urla del silenzio è il nome del gruppo di Facebook che ricorda la storia dei randagi di Galatina (LE), randagi con le corde vocali recise per mettere a norma il canile.
Una storia di “ordinaria” ferocia.

Noha, frazione di Galatina, aveva un canile privato che negli anni si è trasformato nel nome, canile a scopo di ricovero, parco rifugio e nella ragione sociale, oggi Cinofilia Soc.Coop. ONLUS. Sostanzialmente un complesso di cemento armato con circa 200 box destinati a rinchiudere randagi.
Dovrebbero però ancora esserci Silvio Giorgio Ferramosca, il gestore, e Carmela Galluccio, la moglie proprietaria.
Dieci anni fa il Comune di Galatina chiese ai proprietari-gestori del canile di limitare l’inquinamento acustico proveniente dalla struttura, apportando delle opportune modifiche strutturali. A “lavori ultimati” e dopo i sopralluoghi di rito,da parte della ASL e del Comune, sembrava che tutto si fosse risolto per il meglio; il canile, convenzionato con 12 comuni limitrofi, ebbe “solo” il divieto di recludere altri cani.

Strano che Comune ed ASL non si siano accorti delle reali (?) modifiche strutturali apportate, sulle quali si sollevarono molte proteste. Poi arriva una voce, forse una lavoratrice del canile stesso. Confida nell’accertamento di presunti maltrattamenti e soprattutto sull’avvenuto taglio delle corde vocali; al canile era giunto un veterinario da Siena e la gran parte dei cani era stata “operata”. Di sicuro l’inquinamento acustico era risolto.

L’intervento era praticato con un elettrobisturi, che bruciava le corde vocali del cane.
Una volta svegli ed ancora doloranti i cani cercavano di abbaiare, ma dalla loro bocca non usciva nessun suono. Almeno 200 gli “interventi” praticati. I cani operati, poi, non sarebbero più potuti uscire dal box.

Ad ottobre del 2001 il titolare del canile fu destinatario di un decreto penale di condanna per maltrattamento di animali.
A quella data c’era solo l’articolo 727CP che puniva il maltrattamento di animali, niente carcere e multe irrisorie, ma… è logico pensare che il decreto penale abbia quantomeno messo in discussione l’attività di gestione dei randagi. Il caso fece molto scalpore, gli amministratori sapevano, la ASL sapeva.
Invece, no. La Regione Puglia delibera che i canili abbiano una capienza massima di 200 cani? A Galatina richiedono due distinte autorizzazioni sanitarie. Avrebbero costituito una società cinofila e avrebbero frazionato catastalmente il suolo. In tal maniera sarebbero nati due impianti distinti. La ASL ed il Comune non si sono accorti di niente?.
Poi, con il sequestro del canile municipale (altra struttura) di Galatina, che ha bisogno di urgenti lavori di ristrutturazione, vengono pure introdotti altri 76 cani.

Ci sono ora i randagi di Cavallino, Galatina, Nardò, Soleto. Gli amministratori di questi Comuni spendono danaro pubblico sul mantenimento dei cani, sul benessere che dovrebbe essere loro garantito.
Il blitz dei NOE (vedi articolo GeaPress) del 12 ottobre us ha portato al sequestro di un’area di 200 mq del canile: smaltimento illecito dei cani morti, seppelliti nella struttura stessa.
Ma allora non è vero che i Comuni pagano al gestore 100 euro per lo smaltimento di ogni carcassa?

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