GEAPRESS – Per numero di Comuni confinanti è secondo solo a Roma. Con i suoi 530 chilometri quadrati di territorio, rientra nella top ten dei primi dieci Comuni più estesi d’Italia. Il Comune di Monreale, inizia dalla periferia di Palermo ed arriva abbondantemente lungo i confini della provincia di Trapani.

All’origine erano casali arabi. Fattorie disperse nella campagna palermitana, ceduti (ivi compresi i contadini musulmani) dai Normanni alla Chiesa. Poi, il tutto (con ancora compresi i contadini ormai non più musulmani) passò nelle proprietà del Comune ed ecco qui l’area territoriale di Monreale.

Dimenticavamo. Nelle varie vicissitudini storiche, tra abitanti ceduti come oggetti, c’erano anche i cani sui quali, sostanzialmente, nessun provvedimento è stato mai preso. Monreale non ha mai avuto un solo canile per tutto il suo esteso territorio, ma in compenso registra alcuni luoghi, come ad esempio San Martino delle Scale, dove gli avvelenamenti sono ormai cronicizzati. Ci sono interventi di singoli volontari che però, rispetto alla mastodonticità del fenomeno, poco o nulla possono fare.

Periodicamente, però, il Sindaco di turno sforna l’idea di un canile, come soluzione di tutti i mali. Più o meno sul finire del 2009 venne annunciato un canile modulare, una sorta di prefabbricato da sistemare come i componenti delle costruzioni dei bimbi. Ovviamente non se ne fece nulla. Allora, come ancor prima, ma servì a placare la polemica rovente sull’ennesimo diffuso avvelenamento di cani.

A denunciare l’inerzia della pubblica amministrazione monrealese, è ora la LIDA (Lega Italiana Diritti Animali) e l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) di Palermo. Le due Associazioni ricordano le decine di segnalazioni che arrivano proprio da Monreale. Dagli abbandoni agli avvelenamenti, tanto per cambiare. Nessuna struttura sanitaria o di ricovero che possa provvedere alla semplice microchippatura dei cani. Figuriamoci le sterilizzazioni, mentre i cuccioli trovati rimangono al buon cuore di qualche passante.

Quando i volontari vengono allertati in tempo, sanno già di potere contare sull’inesistente aiuto del Comune. Nessun ambulatorio pubblico, mentre, ironia della sorte, il non distante presidio sanitario di Palermo fa parte di un altro distretto veterinario. Fine della storia, almeno per il Comune. I volontari, invece, debbono sobbarcarsi tutto di tasca loro. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).