cane rifiuto
GEAPRESS – Fa “bella” mostra di se, lungo la vecchia strada che da Giacalone, frazione di Monreale, conduce a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. A giudicare dalla tipologia di rifiuti e soprattutto dalla vastità di quanto accumulato a bordo strada, c’è da giurare che quel cane finirà per essere uno scheletro.  Già gli sfabbricidi sono rifiuti speciali. Chissà quando verranno tolti.

Di quel cane nero, non è dato sapere nulla. I volontari non lo conoscevano ed è probabile che qualcuno si sia sbarazzato del corpo trascinandolo con una corda a bordo di una macchina. Un fatto, questo, molto comune nelle campagne. In linea teorica, quel “rifiuto” andrebbe opportunamente trattato a cura del Comune. Identificato, se in possesso di microchip, e poi avviato ex legge allo smaltimento. Appare superfluo sottolineare i rischi sanitari di tale “esposizione” ancorchè le cause della morte sono ignote. Gli usi in voga, impongono però una ben più economica soluzione. Il cane si avvia a distruzione, ma ex natura e dove capita.

A ciò si aggiunge che alcuni dei cani accuditi dai volontari nei luoghi, ed oggetto di altre recenti denunce, sono letteralmente scomparsi. Così è successo al branco dove uno dei suoi componenti morto avvelenato era stato vegliato da un cucciolone (vedi articolo GeaPress ).

Non sappiamo dove sono finiti – riferisce a GeaPress Alessio Di Dino, volontario OIPA ed autore della foto del cane tra i rifiuti – Improvvisamente scomparsi, come inghiottiti dal nulla. Nel caso di un avvelanamento – aggiunge il volontario – si dovrebbero trovare i corpi, ma in tal maniera non sappiamo proprio cosa pensare”.

Ed il cane tra i rifiuti? “E’ lì da qualche giorno – aggiunge il volontario – e temo che così sarà anche nei prossimi“.

Intanto un’automobile si ferma. Un signore guarda in direzione del cane ed esprime il suo stupore. Evidententemente, riferisce Alessio, c’è ancora qualcuno che si meraviglia.

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