GEAPRESS – Riccardo Capone, 43 anni, e da quando ne aveva 13 tifoso della Lazio. Domenica c’è il derby, Lazio – Roma. Le tifoserie saranno rispettivamente in curva nord e sud. La testa di molti è al ritiro di Coverciano, agli assetti della nostra nazionale di calcio, ai prossimi europei che si svolgeranno in Polonia e Ucraina. Ci aveva pensato anche Riccardo (nella foto con il suo Gennarino) il quale, però, appena pensa all’Ucraina, non può scordarsi delle stragi dei cani, delle denunce del nostro connazionale Andrea Cisternino, senza il quale di questa storia, molto poco, per non dire nulla, forse si saprebbe. Cani prima raccattati in strada, oppure avvelenati o addirittura uccisi a colpi di arma da fuoco. I forni crematori, la denuncia internazionale. Poi la decisione del Governo ucraino: basta con la mattanza. Sembrava tutto finito, ed invece Andrea Cisternino ha continuato ad informare di quello che quotidianamente avviene a Kiev ed in altri centri dell’Ucraina. Le stragi continuano, i volontari sono impotenti. Le strade devono essere “ripulite”. Andrea da voce ai tanti amanti degli animali che ci sono in Ucraina. Riccardo, invece, decide di andare allo stadio con un lenzuolo dove, con la vernice rossa (il colore del sangue dei cani, dice lui) scrive “Stop al massacro per gli europei 2012“. Il primo febbraio, alle 20.45, inizia così Lazio-Milan.

Riccardo arriva in Tribuna, e stende il lenzuolo con la scritta colorata. Ne deriva una storia incredibile, per non dire grottesca, che costa al tifoso la sanzione di 172 euro (vedi articolo GeaPress). Ma per Riccardo non è grave la cifra. Per lui poteva essere anche un solo euro.

Mi sento offeso – riferisce Riccardo Capone a GeaPress – non ho mai fatto del male a nessuno e quel lenzuolo era per i cani. Faccio volontariato in una Associazione l’AIDA&A, mi occupo dei randagini, ma sapevo dell’Ucraina, dei lenzuoli negli stadi. In quei giorni – continua Riccardo – ne erano stati esposti altri negli stadi italiani“.

Riccardo, forse, ha il solo torto di avere esposto lo striscione in Tribuna, non in curva nord, dove difficilmente sarebbe stato tolto. In tribuna d’onore, vicino alle autorità senza le quali, secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, forse neanche il posto di Polizia presso la Stadio Olimpico (dipendente dal Commissariato Prati) gli avrebbe contestato quella sanzione.

Una cosa da fare diventare rossi. Una imbarazzante pudicizia, deve aver forse preso qualcuno. Nello Stadio Olimpico, ovvero un simbolo del calcio italiano, quello striscione in Tribuna, una offesa al nostro pallone che si recherà in Ucraina. Che figuraccia, forse per la stessa S.S.Lazio. Ed allora quella multa sa da fare, anche se qualcuno probabilmente non voleva. Riccardo non è neanche stato allontanato dalla stadio, come probabilmente avrebbe dovuto. Ma basta parlare con Riccardo per accorgersi che la sua è una storia limpida, portata avanti solo per amore dei cani. Sabato sarà alla manifestazione contro Green Hill, i cani beagle da destinare alla sperimentazione animale, rinchiusi nello stabilimento di Montichiari (BS). Parteciperà pure alle iniziative sulla Harlan, in favore delle povere scimmiette finite nelle gabbiette di Correzzana. Riccardo è uno che si informa. I problemi li avverte e cerca di dare il suo contributo, ma su quello striscione, proprio, non riesce a trovare una spiegazione.

Non potevo immaginare tanto scandalo – riferisce Riccardo Capone – quello striscione in effetti lo avevo portato da casa, ma non era per qualcosa di provocatorio nei confronti della tifoseria avversaria, né tanto meno contro le dirigenze o chissà cos’altro. Ero assolutamente tranquillo, non sapevo, sono così arrivato in tribuna ed ho esposto il lenzuolo colorato “Stop al massacro per gli europei 2012“.

Riccardo è convinto di quello che ha fatto, ha risposto all’appello circolato su facebook, nei tam tam animalisti. Quel messaggio andava mostrato. Ed invece si avvicinano subito gli steward della S.S. Lazio. Sono molto cortesi e in nessuna maniera inaspriscono la vicenda. Lo invitano a conservare subito lo striscione, “è meglio per te“, gli dicono. “Come è meglio per me? – si chiede Riccardo – Io lo avevo fatto per i cani, per i cani che stanno ammazzando in Ucraina. Che sarà successo? Ha telefonato Platinì? Si è arrabbiato Lotito? E’ scappata di nuovo l’aquila? Poverella pure l’aquila (vedi articolo GeaPress), ma io volevo solo esporre un messaggio che era apparso in tutti gli stadi“.

Riccardo non riesce a convincersi e chiede di capire, di sapere il perché. Gli viene detto che trattasi di disposizioni presenti nel Decreto Maroni, che non si può far nulla, la S.S.Lazio su queste cose è rigida, comunque se vuole altre informazioni lo possono accompagnare al posto di Polizia. Riccardo accetta di buon grado, è sicuro che la Polizia capirà e comunque fornirà le informazioni volute.

Il cittadino deve essere informato, io non potevo sapere – continua nel suo racconto Riccardo Capone – figuriamoci, non ero con un fumogeno o un bastone o offese contro i milanisti, io queste cose non le faccio, sono andato lì in assoluta buonafede“.

La Polizia sembra capire. A Riccardo viene detto che non può utilizzare il colore rosso come il nero. Sono colori politici, mentre il verde e l’azzurro vanno bene. Poi niente parole come “massacro”. E’ truce, nel caso una cosa più leggera, meno diretta. Riccardo continua a non capire ma in cuor suo accetta. C’è il Decreto Maroni, la Polizia deve eseguire, in fin dei conti ha chiesto lui di potere essere informato. Poi non si è capito bene cosa è successo. A Riccardo viene sequestrato il lenzuolo.

Per quanto si è potuto apprendere su una vicenda dove è immaginabile esserci un certo imbarazzo, in Tribuna (mentre Riccardo era nel posto di Polizia) la voce è iniziata a circolare. Nel frattempo sono arrivate altre autorità, anche di Polizia. Si muove qualcuno, addirittura si contattano i poliziotti. Non c’è più niente da fare. Riccardo, andato alla Stadio per la sua Lazio e per ricordare come per il calcio in Ucraina tanti animali stanno morendo, si vede contestata la multa.

Ma come? – dice Riccardo – mi hanno controllato pure la fedina penale, tutto pulito, non ho mai fatto niente. Mi hanno chiesto da quanto tempo andavo allo stadio, cosa facevo, tante domande, tutto a posto, sembrava tutto scontato ed invece …., ma fosse anche un euro. Mi sono sentito ferito, mi hanno avvertito che il rapporto tra me e la S.S.Lazio era decaduto. Entro sessanta giorni dovrò pagare se no aumentano i problemi. Dovrò fare vedere al Commissariato che ho pagato la multa, se no non potrò andare più allo stadio. E dovrò stare attentissimo. Ma che ho fatto di male? – continua a chiedersi incredulo Riccardo Capone – io volevo solo che ai cani non venisse toccato un pelo. Se li stanno ammazzando per gli europei di calcio, dove avrei dovuto esporre il mio messaggio se non allo stadio? Me ne andavo al Tevere a farlo vedere ai pesci?”.

Forse se Riccardo quello striscione lo avesse esposto in curva nord, e non in Tribuna, nessuno gli avrebbe detto niente. Domenica c’è il derby. La cura nord per i tifosi della Lazio, e quella sud per i romanisti. Saranno sicuramente piene. Ogni volta si cercano messaggi concilianti tra le opposte tifoserie. A Roma, come in altri stadi. Prima chiedendo alle rispettive società, ma sarebbe bello se qualcuno riproponesse proprio il messaggio di Riccardo. “Stop al massacro per gli europei 2012“. Magari scritto con il giallo, oppure a pallini verdi e blu. Ma il massacro è quello che sta avvenendo, non può chiamarsi in altra maniera, anche se questo è costato 172 euro.

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