lampedusa
GEAPRESS – Ripensamento urgente delle politiche di  contrasto e prevenzione anche nei confronti del vagantismo canino, un fenomeno che in molti territori sta sfuggendo al controllo rivelandosi pericoloso per l’incolumità pubblica. Questo il pensiero dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) dopo i tragici fatti occorsi ieri pomeriggio a Lampedusa.

Un bambino, originario del nord Italia ed in vacanza con la famiglia nell’isola delle Pelagie, è stato aggredito da un cane randagio il quale, stante  notizie circolate, non aveva fino ad ora manifestato segni di squilibrio comportamentale. Il bimbo,  ricoverato in pronto soccorso all’Ospedale dei Bambini di Palermo e poi nel reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Civico, sembra aver dato segni di miglioramento, ma le ferite arrecate dai morsi ricevuti al collo e alla testa, sarebbero rilevanti.

Ad avviso di Marco Melosi, presidente ANMVI si deve ora “avere il coraggio e l’onestà intellettuale di ammettere il fallimento della lotta al randagismo in Italia“.

L’ANMVI esprime solidarietà e vicinanza ai genitori e l’augurio del più rapido e pieno ristabilimento delle condizioni di salute del bambino aggredito. Quello che si chiede nuovamente sono interventi e riforme. “Come Categoria dobbiamo dare un segnale di indignazione e senso di responsabilità- prosegue Melosi– mentre le istituzioni devono ammettere fallimenti e omissioni”. Il randagismo non è riconosciuto come una emergenza nazionale, malgrado l’ANMVI l’abbia più volte chiesto ai Governi, ai Ministri e ai Parlamentari di tutte le Legislature. In Italia è regolato da una legge varata quasi un quarto di secolo fa, la 281, senza che nessun Parlamento sia stato capace di attualizzarla.

Se si fosse arrestata la proliferazione incontrollata di cani fin dal varo della 281, canili e rifugi in oltre vent’anni si sarebbero svuotati. E invece – prosegue Melosi – il randagismo è stato continuamente alimentato da politiche inadeguate, omissive o, peggio, speculative”.

Quali rimedi? Secondo l’ANMVI, vanno finanziate sterilizzazioni a tappeto, all’interno di un programma sanitario a carattere d’emergenza che affronti il randagismo come un fenomeno a termine. Occorre poi far leva sulle competenze veterinarie per gestire, anche sotto il profilo comportamentale, i cani randagi e vaganti e promuovere quanto più possibile le adozioni responsabili.

Anche il vagantismo, secondo l’Associazione, va ripensato e non assunto a strategia universale e permanente: l’inselvatichimento di cani liberi,  numerosi e in branco, diventa una forma di abbandono e un pericolo. “Occorre prenderne responsabilmente atto – conclude Melosi – per non offendere la civiltà di una corretta relazione sociale con il cane”.

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