GEAPRESS – Quando si dice di Ordinanze frettolose e spinte da chissà quali interessi. Nel provvedimento del Comune di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, emanato lo scorso 7 novembre, è stato disposto il divieto di somministrare cibo ai randagi.

A supporto della presunta zozzeria nella quale erano precipitate le strade del centro abitato, si portava una presunta relazione dell’ASL che avvalorava tali carenze. Strade imbrattate, ma non a causa dello sciopero degli operatori ecologici, bensì degli indisciplinati cittadini che forniscono il cibo ai poveri randagi. In realtà, si legge nella Sentenza del TAR di Lecce (SCARICA SENTENZA) che ha cassato il provvedimento del Comune, l’ASL non avrebbe fornito alcuna prova o studio comprovante l’affermazione.

Cosa ha firmato allora il Sindaco di San Vito dei Normanni che dallo scorso 7 novembre ha disposto la sanzionabilità di chi sfama i randagi?

Intanto, grazie al ricorso della LAC e dell’Associazione Earth che avevano impugnato il provvedimento, nessun cittadino può essere più sanzionato.

Quanto approvato dal Comune, stante quanto riportato nella Sentenza del TAR, avrebbe inoltre contrastato l’art. 1 della Legge regionale n. 12 del 3 aprile 1995 in attuazione dei principi definiti con la Legge nazionale sul randagismo (281/1991). In particolare la legge pugliese stabilisce come “La Regione Puglia, al fine di realizzare sul proprio territorio un corretto rapporto uomo – animale –ambiente…promuove, disciplina e coordina la tutela degli animali di affezione, persegue gli atti di crudeltà e i maltrattamenti nei loro confronti nonché il loro abbandono”. L’intervento prescelto per prevenire il randagismo è il controllo delle nascite, non affamare gli esseri viventi.

Altra dimenticanza: il pronunciamento del Consiglio di Stato, emanato fin dal 1997 in merito ad un caso praticamente identico. Anzi, come scrive il TAR sezione di Lecce, un caso “analogo alla controversia odierna“. Non solo, diceva già 15 anni addietro il Consiglio di Stato, nessuna legge vieta di dare da mangiare ai randagi, ma in tal maniera si crea un contrasto con l’art. 2 delle legge nazionale sul randagismo (trattamento dei cani e di altri animali d’affezione).

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