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GEAPRESS – Esattamento il 14 agosto 1991, ovvero un quarto di secolo addietro. In quella data il Parlamento italiano approvava la Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo. Si trattava dell’ormai ben nota legge numero 281 che, pubblicata il 30 agosto sulla Gazzetta Ufficiale, era destinata a cambiare per sempre non soltanto la normativa in materia di animali d’affezione ma il modo stesso con cui gli italiani si sarebbero relazionati con essi.

Lo ricoda l’ENPA che tiene a sottolinerare come la legge 281/91, varata in un contesto di grandi cambiamenti politici per il nostro Paese, divenne un punto di non ritorno grazie a un complesso di disposizioni estremamente innovative che, con le sterilizzazioni, con l’anagrafe canina e con l’individuazione di “catena di comando” centrata su Regioni, Sindaci e Asl, avrebbero fornito tutti gli strumenti necessari per prevenire e affrontare il randagismo. La 281/91 è stata poi, ed è tuttora, una legge di civiltà, di grande valore etico poiché pose fine alle soppressioni di cani e gatti in stato di abbandono.

Ma questa normativa che è divenuta modello anche per altri Paesi ha avuto tanti nemici: a cominciare proprio dagli amministratori degli enti locali, e, purtroppo, spesso anche dalle Asl che avrebbero dovuto dare un contributo fondamentale alla sua applicazione. Omissioni, colpevoli indifferenze e a volte anche connivenze, hanno impedito la sua messa a regime, come è accaduto nelle regioni del Sud. Oggi la Puglia, la Sicilia ed anche il Lazio hanno ancora un grande numero di randagi. «In questo anniversario – ha dichiarato Annamaria Procacci consigliere nazionale di Enpa e legislatore della 281/91 – chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità: dal Governo ci aspettiamo un Piano nazionale per l’implementaizone di questa normativa, nella consapevolazza che essa rapprensenta la sensinbilità e la cultura degli italiani».

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