GEAPRESS – Mancanza di elemento oggettivo. In tal maniera, con poco più di due righe, il Ministero della Salute ha liquidato la richiesta di informazioni rivolta dalla sezione torinese dell’Associazione Animalisti Italiani.

Oggetto della richiesta era il dossier sui cani da presa inviato all’attenzione della Task Force sulla difesa degli animali (vedi articolo GeaPress) tutt’ora esistente presso il Ministero. Voluta dall’allora Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, della tanto famosa Task Force non se ne è sentito più sentito parlare. Una dimenticanza, anche in casa animalista, oppure l’accettazione di un meccanismo che affronta i problemi ormai su basi di politica personale.

Eppure, il dossier di Animalisti Italiani, ora tornati alla carica, non era cosa da poco. Veniva infatti affrontato il problema di numerosi allevamenti esistenti in Italia, specie in alcune regioni del nord, che si pubblicizzano con illustrazioni di cani molto particolari, in genere appartenenti alle cosiddette “razze da presa” ma in realtà fotografati in allevamenti croati, serbi e russi. Tutti paesi dalla discutibile azione in difesa degli animali. Anzi, in alcuni casi, erano fin troppo evidenti i collegamenti con i nostrali allevatori che però, di fare apparire di essere residenti in Italia, non avevano molte intenzioni.

Un allevamento di pit bull che, ad esempio, non si fa remore nel pubblicizzare la propria struttura mediante immagini di cani in ”attività” su un tapis roulant artigianale, oppure posti in vendita in pose ringhianti e sbavanti, od anche detenuti ad una catena fissa attaccata ad un paletto nel terreno.

Tutti cani che provengono o discendono dai più noti o meglio ancora famigerati allevamenti dell’est Europa. Dopo nove mesi, ovvero da quanto l’Associazione Animalisti Italiani han inoltrato il dossier con tanto di elementi utili, l’unica cosa che si viene a sapere è che manca il “dato oggettivo“.

Eppure questi allevamenti sono in Italia. “Esprimo perplessità ed anche un certo imbarazzo per le esigue risultanze – ha dichiarato a GeaPress Michele Di Leva, responsabile di Torino di Animalisti Italiani – Ritengo, infatti, non accettabile che non siano stati approntati almeno gli accertamenti di natura amministrativa per delle strutture che appaiono essere inserite in un contesto ben più vicino ad una realtà dell’est europea che non italiana“.

Tanto tempo, però, atteso invano. Nessuna risposta, pertanto, dal settore Tutela Animali del Ministero della Salute. “Essendo trascorsi ormai tantissimi mesi – conclude amaramente il Responsabile torinese di Animalisti Italiani – intuisco con rammarico di aver soltanto perso del tempo prezioso, ma quello che più dispiace è la sorte incerta di tutti quei cani“.

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