GEAPRESS – Neanche il tempo di apprendere del ritrovamento del corpo di un camionista a Livorno, dilaniato da numerose morsicature di cani e già la notizia di Muggiano, vicino Milano. Un uomo di 74 anni morto a seguito di una aggressione di cani. Entrambi i casi sono stati imputati ai randagi, così come è stato fatto a Palermo dove un Pit bull ha aggredito un ragazzo che teneva al guinzaglio un American Staffordshire Terrier (ovvero più o meno un Pit bull).

Per Milano è oggi attesa la riunione indetta in Prefettura, mentre per il caso di Livorno non è ancora noto l’esito dell’esame autoptico. A Palermo, poi, c’è il mistero del Pit bull. Aveva aggredito il cagnolino di una signora. Allontanato da un passante si era diretto verso un ragazzo che teneva al guinzaglio il suo cane. Ha prima aggredito lo Staffordshire, infine il ragazzo. Un poliziotto ha centrato il Pit bull, uccidendolo con un colpo di pistola d’ordinanza.  Inizialmente era stato riferito che il cane era provvisto di microchip, ed invece stamani è stata confermata la notizia che  ne era privo. Escluso, comunque, che trattasi di randagio. Dall’Asl Veterinaria di Palermo, infatti, fanno sapere che i Pit bull come i Rottweiler randagi, semplicemente non esistono. Più probabile, invece, che il cane fosse scappato e, prima di allora, nessuno avesse mai controllato l’animale. Un randagio per psicosi, ma con tanto di padrone nella realtà.

Se però a Palermo, come in altri posti, randagi non è possibile trovarli se di alcune razze, vale la pena ricordare che le due aggressioni mortali (nel caso di Livorno si deve però ancora accertare la causa della morte), sono avvenute in province, come Livorno e Milano, dove il fenomeno del randagismo non è certamente equiparabile alle regioni del sud Italia.

Anzi, nel caso di Milano, la locale sede ENPA  ha dichiarato che il randagismo, da quelle parti, proprio non esiste e che nel caso di Muggiano, trattasi in realtà del risultato della pessima gestione di un gruppo di cani che stazionava nei pressi di un campo rom. Più o meno la stessa cosa che potrebbe essere successa a Livorno, dove parrebbe che i cani in realtà erano accuditi da una donna che vive in una vicina roulotte. 

Storie, pertanto, di un probabile ben più ampio degrado. Situazioni simili  ad altro tragico evento, ovvero il bambino ucciso dai cani randagi nel litorale ragusano, nel marzo 2009. I cani erano in realtà accuditi da un soggetto già noto per le precarie condizioni. Non una roulotte, ma qualcosa di simile. Nessuno si prendeva cura dei cani, né tanto meno dell’uomo.

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