GEAPRESS – Comuni e randagismo, anzi Comuni e benessere animale, considerato che spetta proprio alle Amministrazioni cittadine il compito di vigilare su leggi e regolamenti pertinenti il buono stato di salute degli animali. Una interpretazione a volte ampia, visto che in molti casi i Sindaci pensano solo a sbarazzarsi dei cani randagi, convenzionandosi con uno dei tanti canili, più o meno lager, sparsi per l’Italia. Paradossi di un sistema che fa acqua anche da altre parti.

Un esempio vale per tutti. Tra i sequestri operati dal NAS, ma anche da altri corpi di Polizia, vi sono alcuni canili, come altre strutture che detengono a vario titolo animali, regolarmente autorizzati non solo dai Comuni, ma anche dall’ASL veterinaria territorialmente competente. Faccenda fastidiosa, dal momento in cui l’esistenza stessa di attività più o meno commerciali, ma comunque basate sulla detenzione di animali, deve sottostare ai controlli periodici dei Veterinari ASL. Questi, in alcuni casi, possono essere chiamati nel corso di un atto ispettivo, a controllare quella che di fatto è la regolarità della struttura. Peccato che l’idoneità a detenere gli animali venga attestata delle autorizzazioni rilasciate, o comunque vidimate, da un loro diretto superiore nelle gerarchie dell’ASL.

Vi sono poi i casi paradossali di interi canili del tutto abusivi, insistenti nel territorio di un Comune che voleva limitare il numero di animali di affezione nelle case dei suoi cittadini. Non più di due gatti, oppure un cane e un gatto. Non si erano accorti, però, che ben 32 cani erano detenuti in un struttura abusiva. Nei piccoli recinti, alcuni dei quali senza spazio esterno e riparo dagli agenti atmosferici, i cani (quasi tutti da caccia) pativano  i “comportamenti insopportabili secondo le loro caratteristiche etologiche” (ex art. 544/ter legge 189/04). Recinti per modo di dire, visto che in molti casi erano costruiti con materiale di risulta, quali reti di materassi prelevati da chissà quale discarica.

Questo Comune è Sorgà, in provincia di Verona. Del febbraio 2011, il ritiro dell’incredibile Regolamento (ma solo dopo le innumerevoli proteste) che voleva limitare grandemente il numero di animali da compagnia nelle case. Del marzo dello stesso anno,  la denuncia della LAV di Verona del canile lager. Intervenne, con molta efficacia, il Corpo Forestale dello Stato. Possibile che il Comune non si era accorto di un intero canile abusivo, mentre il primo pensiero andava al cane o gatto delle nostre case?

E’ di queste ore la notizia che il proprietario del canile lager ha avuto contestato il Decreto Penale di Condanna. Non andrà al processo, dunque. Per lui 10.000 euro di multa. La divisione con il numero di cani maltrattati, non è lecita, visto che ne avrebbe potuti maltrattare anche 1000. La legge non da peso a queste cose. Ad ogni modo i cani hanno avuto migliore sorte. Ventisei dei trentadue sequestrati, sono stati già dati in adozione grazie all’impegno della LAV di Verona. Tra due anni, però, colui che ha maltrattato, potrò riprendere la sua attività. La legge contro i maltrattamenti prevede, nel caso di prima condanna, la sospensione da tre mesi a tre anni. Questo, ovviamente, se il condannato non decida di aprire un altro allevamento abusivo, considerata, per altro, l’acutezza (almeno visiva) degli amministratori locali.

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