GEAPRESS – La diffamazione quasi non esiste più. A tracciarne, proprio in Tribunale, il viale del tramonto, non ci hanno pensato i Giudici ma l’abuso (divenuto uso) dei politici. Anzi la colpa è addirittura di “soggetti con alte cariche istituzionali”. Sono stati loro ad innalzare, secondo l’Ufficio del GIP del Tribunale di Padova, i limiti che un tempo determinavano il “criterio della continenza”. Perchè, allora, farsi prendere dai nervi se qualcuno vi accusa di far schifo e di essere stati “sputtanati” addirittura da Michele Santoro? Bazzecole, cose da bimbetti viziati. Del resto in Parlamento si può anche mandare a quel … “paese” un ex Presidente della Repubblica. Cosa sarà tutto il resto?

I politici dovrebbero dare il buon esempio. Se ciò non avviene, si fa scuola, anche nelle aule di Tribunale. L’Ufficio del GIP del Tribunale di Padova, ha rigettato, infatti, l’opposizione avanzata dalla LAV contro la richiesta di archiviazione di una denuncia per diffamazione. Il querelante era, per conto della LAV, il Presidente Gianluca Felicetti. A cantar vittoria, ora, è il Presidente dell’Associazione 100% Animalisti, Paolo Mocavero.

Prendendo spunto da una puntata di “Anno Zero” Mocavero aveva, ad avviso della LAV, diffamato il buon nome dell’Associazione. I toni, dice il Tribunale, erano in effetti aspri ma il tutto deve rapportarsi con il “criterio della continenza” sfondato, però, dai nostri politici. Mocavero aveva espresso sul sito di 100% Animalisti, evidentemente notato da Felicetti, colorite critiche su un progetto finanziato dal Ministero per i Beni Culturali, dove era coinvolta la LAV. Riguardava i cani randagi di Pompei. Il tutto prendeva spunto da un servizio di Anno Zero, dove di fatto veniva messa in dubbio l’efficacia dell’intervento, sottolineando i soldi spesi dal Ministero.

Niente da fare. Il reato di diffamazione è separato dal legittimo esercizio del diritto di critica. Nel caso specifico quello esercitato da Mocavero nel sito di 100% animalisti, non può essere censurato.

Avvisato, dunque, chi reagisce in maniera piccata ad un tono aspro. L’importante, però, è un altro principio. Quello della “verità”. Per il Giudice la verità era proprio il servizio di Anno Zero. Chi  rimane male, perciò, se la prenda con il linguaggio ormai in uso alle nostre alte cariche istituzionali, oppure tenti contro la corazzata dell’Ufficio Legale della RAI. La diffamazione supposta a Mocavero, comunque, non può essere giudicata in maniera separata dal diritto di critica.

Ora però, lo stesso Mocavero ironizza sui soldi spesi per il processo iniziato nel novembre 2010 e conclusosi con un nulla di fatto. A suo dire era meglio che fossero spesi in altra maniera. Non solo. L’occasione è utile per scagliarsi pure contro il bilancio della LAV. Speriamo che non segua un’altra denuncia, anche perchè, di questi tempi, le accuse dei nostri politici proprio sui bilanci economici di interi Stati, fornirebbero ben più alti livelli di contenibilità. Insomma, in Tribunale sbattiamoci chi maltratta gli animali, fornendoci magari di leggi vere che possano realmente condannarli.  

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