ucraina II
GEAPRESS – Una soluzione di altri tempi e che a detta del Giornale di Vicenza sarebbe addirittura imputabile al Sindaco di Montecchio Precalcino (VI). Quei cani nell’ex cava potrebbero essere pericolosi. La richiesta al Prefetto è dunque di ucciderli.

La vicenda ricorda un po’ note storie drammaticamente rendicontate dal nostro connazionale Andrea Cisternino, impegnato in Ucraina ed a Kiev in particolare nella difesa dei cani di strada. In quel paese, infatti, dove l’uso del fucile o della pistola anti-cane non è affatto isolato, c’è addirittura chi ha proposto di eliminare sistematicamente i branchi  a colpi di arma da fuoco.

Sull’ipotesi veneta di abbattimento, motivata da presunti casi di tentata aggressione, è subito inervenuta l’ENPA di Thiene che ha ricordato a tutti non solo il formale divieto imposto dalla legge, ma anche le alternative per fortuna percorribili. In sostanza i cani vanno sorvegliati e poi trasferiti in un canile sanitario. Qualora dovessero insorgere  criticità comportamentali si deve allora ricorrere ad una persona qualificata in grado di affrontare il problema. Di certo, ribadiscono dall’ENPA, nessuno deve essere armato per uccidere i cani. Per questo la stessa associazione si è fatta promotrice di una raccolta di firme.

Sulla vicenda è ora intervenuto anche l’Europarlamentare Andrea Zanoni, veneto di origine e da sempre sensibile alle tematiche di protezione animale ed ambientale. “Mi unisco all’appello dell’ENPA – ha dichiarato da Briuxelles l’On.le Zanoni –  quei cani non devono e non possono essere uccisi. Sono animali che stanno probabilmente difendendo quello che ritengono essere il loro territorio. Quei poveri animali devono essere catturati con gabbie trappola o con l’uso di narcotici e portati in un canile“. Il problema, ha ricordato l’On.le Zanoni, è proprio quello sottolineato dall’ENPA di Thiene, ovvero quella zona dovrebbe essere dotata di un canile rifugio che al momento non esiste. “Si vuole dipingere il branco – ha concluso l’Europarlamentare – come se fossero dei feroci randagi per giustificare un’uccisione che la legge non permette. Pensare che proprio l’altro giorno a Logonovo, in provincia di Ferrara, due cani “bagnini” hanno salvato un nonno e il suo nipotino di sei anni che rischiavano di annegare in mare“.

Quanti casi di gravi agrressioni da cani randagi, o presunti tali, si sono finora registrati in Italia? Pochissimi, soprattutto se si pensa all’enormità del problema del randagismo italiano.  Il fatto più noto è forse quello occorso nel 2009 in provincia di Ragusa. Un bambino ucciso dai cani ed una turista sfregiata mentre correva in spiaggia. Quel branco di cani venne ben individuato scoprendo così come in effetti si trattava di randagi ma un po’ particolari. Addirittura già noti a chi forse avrebbe dovuto prevenire, tanto che sulla vicenda scaturì anche un iter giudiziario che coinvolse, tra gli altri, una persona presso la cui precaria abitazione sembravano gravitare i cani. Una situazione nota da tempo. Anche il quel caso ci fu una Ordinanza “soppressione”, poi ritirata perchè completamente inutile.

Più o meno la stessa situazione che pochi anni dopo l’ENPA di Milano ipotizzò per Muggiano, ove un uomo morì a seguito di una aggressione da parte di cani. Anzi, proprio per il milanese la locale sede ENPA ebbe a dichiarare che il randagismo, da quelle parti, proprio non esisteva. Nel caso di Muggiano, trattavasi probabilmente  della pessima gestione di un gruppo di cani che stazionava nei pressi di un campo rom. Un caso noto da molto tempo. Più o meno la stessa cosa che potrebbe essere successa a Livorno, dove si ebbe a registrare un altro grave episodio. Cani in qualche maniera gravitanti attorno ad una persona che viveva in una vicina roulotte. Evidentemente a Montecchio Precalcino potrebbe essere sorto qualche recente motivo di aggregazione. Dunque studiamo appena quel branco e troviamo le soluzioni più opportune mettendo tutti subito in sicurezza, cani e persone.

Nella regione, però, un precedente tanto eclatante c’è stato. Non riguardava i cani ma i cigni. L’allora Sindaco di Treviso Gentilini li voleva eliminare dal fiume  perchè accusati di potere costituire un pericolo. Della cosa, per fortuna, non se ne fece più niente.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati