GEAPRESS – La storia del canile di Aragona (AG) è una storia che non dovrebbe esistere, dal momento in cui ai cani randagi, come dice la legge, dovrebbe pensarci il Comune. Ma nel paese dell’agrigentino, come dice Stefania Piazzo in un bell’articolo apparso alcuni giorni addietro su La Padania, si è rischiato che i cani venissero trasferiti in una struttura calabrese, grazie alla multinazionale dello smaltimento dei Sindaci inadempienti. Pericolo scongiurato, informa sempre La Padania, perchè ad Aragona (finalmente) arriverà una struttura leggera dove trasferire i cani finiti sotto sfratto anche per beghe ereditarie. La svolta è arrivata grazie alla Task Force del Ministero della Salute e a Lucia Borsellino, figlia del Magistrato Paolo, Direttore Generale del Dipartimento Sanità della Regione siciliana.

Ad Aragona, negli anni, una povera donna si è caricata ogni giorno sulla spalle i sacchi di mangime ed ha trasportato per chilometri il cibo per i cani randagi … del Comune. Poi si sono affiancati i volontari della LIDA ed altri da Torino, Milano e Bologna. Ogni anno a proprie spese prendono l’aereo, atterrano a Trapani e si trasferiscono ad Aragona per aiutare Ninfa, la donna con i sacchi in spalla. Per chi viene in Sicilia magari il desiderio sarebbe di andare a mare, oppure vedere i templi di Agrigento o Selinunte. Magari Taormina e fare un’escursione sull’Etna, oppure una delle tante altre mete più tipicamente turistiche che non ad Aragona, cittadina sicuramente ospitale ma che apprezzeremmo di più senza quella strana serie di case mal finite che sembrano sparse a casaccio nel limbo inconcludente tra campagna e città.

Lo scorso nove marzo i volontari atterrano a Trapani. Da lì devono prendere una macchina che li porta ad Aragona, ma proprio appena fuori l’aeroporto incontrano Fly. Sembra quasi una sorta di lupotto con il mantello rossiccio ma sulla testa il colore diventa rosso sangue. I volontari sono inorriditi e cercano in qualche maniera di avvicinare Fly, il quale, però, non ne vuole sapere di seguirli. Infine, dopo molta pazienza e tanti croccantini, ci riescono. Fly raggiunge così un veterinario del luogo ed iniziano i primi soccorsi. I volontari devono anche badare ai circa 90 cani del rifugio ma, nonostante tutto, Fly rimane con loro. Anzi, una settimana dopo, è con loro a Bologna dove finalmente, dopo un esame più approfondito, si viene a sapere cosa gli aveva provocato quella tumefazione. E’ stato colpito da qualcosa, nel muso. Forse una pietra, oppure un bastone o un colpo di arma da fuoco che l’ha preso di striscio. Di sicuro un pezzo di osso nasale gli si è conficcato in testa e la ferita ha fatto infenzione. Certo che a guardarlo ora sembra un altro cane.

Niente a che fare con quel giorno – dice Valentina a GeaPress, una delle volontarie emiliane – Rispetto a come l’avevamo trovato nessuno avrebbe potuto dire come sarebbe andata a finire. Il mio pensiero – aggiunge Valentina – è comunque sempre ai cani di Aragona. Per tutti noi è un sacrificio enorme ma siamo contente di quello che abbiamo fatto“.

In fin dei conti Fly si è salvato grazie ai suoi simili per i quali, speriamo tutti, si inizia forse a prospettare un mondo migliore. Speriamo al più presto. E dire che in Italia c’è chi vorrebbe uccidere i randagi. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).