GEAPRESS – Gravina non ha canile, ha in compenso molti randagi che trovano conforto e sollievo in un gruppo di umani, che li accudiscono, in strada, in casa, dove capita, come in tutte le “situazioni” di emergenza, comuni al sud Italia.

Quando la situazione diventa insostenibile, per gli amministratori pressati dagli intolleranti, l’amministrazione si guarda bene da applicare le norme in vigore da quasi vent’anni in  materia di randagismo, sconosciute  in molti comuni meridionali – Cristo si è fermato ad Eboli, ma la corretta convivenza tra uomo ed altri animali ad Eboli non ci è mai arrivata! – allora si chiama un affarista del randagismo, locale o limitrofo non importa, e si fanno accalappiare i cani.
Ieri mattina era il turno di 8-9 cani accuditi dai volontari della locale sezione della Lega nazionale per la difesa del cane (LNDC), due erano randagi a tre zampe, due sotto cura per leishmaniosi, tutti docili, tutti curati giornalmente, non avevano casa, solo questa la  loro colpa.

La squadra di accalappiamento, sotto il controllo dei Vigili Urbani, entra in azione, bocconi di carne cruda con sonnifero, e soprattutto cappi, lacci e maniere violente e cruente, tanto che un cane sarebbe morto dopo il trascinamento col cappio.

I volontari potevano stare a guardare, fotografare tutto e denunciare in attesa di un improbabile rinvio a giudizio per maltrattamento di animali, seguito, forse, da una irrisoria condanna,  fra chiisà quando ad una multa ridicola od ad una reclusione senza carcere.

Ma proprio non ci riescono, provano ad impedire l’accalappiamento, provano a salvare dal carcere duro e definitivo gli sfortunati compagni di strada. La tensione sale, qualche parola di troppo, spintoni.

Tre volontari, due donne ed un uomo,  che hanno anche riportato lesioni,  sono “fermati” dai Carabinieri; in serata le due donne vengono rilasciate,  mentre il terzo volontario, Liborio Dibattista di 70 anni, è stato arrestato e tradotto in carcere a Bari. Prima di essere portato via, il signor Liborio ha raccomandato alla moglie di passare a dare le pillole ad un randagio che stava curando.

Di recente la campagna anti-randagi, a Gravina, è stata molto battente, tanti articoli di giornali e servizi sulle emittenti locali, tutti tesi ad amplificare il fenomeno …”Branchi di randagi” … ” La gente si organizza alla meglio, con bastoni e sassi” …  “Il lungo elenco dei morsicati”… ce ne è per tutti i gusti.
Quello che colpevolmente  manca è, però, anche un semplice accenno alle responsabilità degli amministratori, alle inadempienze ventennali, alla mancanza di strutture, alle sterilizzazioni non fatte.

Il Sindaco, Giovanni Divella,  in un’intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno del 7 febbraio scorso, dichiarava “stiamo studiando la possibilità di un accordo con il Comune di Altamura per costruire insieme un canile rifugio”, L’Assessore all’ambiente, Vincenzo Artal, aggiungeva  “il canile sanitario è stato completato, gli uffici stanno lavorando per renderlo operativo”.
Intanto i cani, se sono ancora vivi, sono reclusi con tutta probabilità al canile di Alltamura, migliaia di cani provenienti da tutto l’hinterland,  i volontari sono denunciati per interruzione di pubblico ufficio, oltraggio e  altri capi d’accusa, ed il signor Liborio, 70 anni, è in carcere.

Grazie al  Sindaco, grazie  agli amministratori di Gravina,  per tutto quello che non hanno  fatto fin’ora per contenere il randagismo,  per non aver favorito la corretta convivenza tra uomo ed altri animali, a pagare sono incolpevoli randagi ed umani sensibili! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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