GEAPRESS – Si stanno preparando a partire, Jo e Simone. Il 4 ottobre Simone si presenterà innanzi alla Corte del Tribunale di Cadice, in Andalusia, che lo dovrà giudicare per un episodio risalente al 2007. Per Jo e Simone, però, andare al processo (Jo dovrà comparire come testimone, dopo che la sua iniziale posizione di imputata è cambiata) è come minimo un atto dovuto. Strani imputati. In genere i processi si evitano, loro, invece, ci vogliono andare.

Per Jo e Simone in Spagna è cambiato tutto. I loro cani, prima di tutto. Erano andati a Cadice, decidendo quasi di rimanerci. Il tempo di guardarsi un po’ attorno, prima della decisione. Devono per questo lasciare i loro cani a pensione per poco tempo e prendono tutte le precauzioni del caso. Si informano con i Vigili. I loro tre cani, però, non li hanno più rivisti. O meglio, due erano finiti dentro l’inceneritore, ed uno nel congelatore. La pensione, infatti, era anche un canile convenzionato del sud dell’ … Spagna! Ma di questo, con Jo, non vogliamo parlare. Bastano le cronache dei giornali spagnoli e le storie di potentati economici locali. Lo stesso Diario de Cadiz pubblica oggi un articolo i cui indignati commenti dei suoi lettori svelano inquietanti intrecci che dovrebbero indurci a pensare che veramente tutto il mondo è paese.

Quello che altri forse avrebbero fatto di fronte ai loro cani morti e per giunta in un paese che non è il loro (ovvero fuggire impazziti per sempre da quel luogo) viene rifiutato da Simone e Jo. Vanno a denunciare, ne segue l’esame autoptico e la scoperta, finalmente, della prova mancante. I cani erano stati soppressi ricorrendo ad un farmaco che non addormenta, ma “semplicemente”, blocca la muscolatura liscia. I cani, cioè, sono morti (coscienti) senza potere più respirare.

In Spagna gli animali randagi vengono soppressi dopo dieci giorni. Così avviene in molti altri posti “civili”. Questa, forse, è l’unica differenza con l’Italia. Non la civiltà ma l’assenza della legge sul randagismo che vieta la soppressione dei randagi. Ma per il resto poco cambia. Strada con randagi e canili privati convenzionati.

La denuncia di Jo e Simone è la goccia che fa traboccare il vaso. Gli animalisti spagnoli non ne possono più. Tante denunce e tante polemiche ma il canile viene chiuso solo dopo la determinante denuncia. Escono ancora vivi una ottantina di cani ed una ventina di gatti. Jo e Simone vengono accolti da migliaia di persone finalmente, anche loro, liberate. Partecipano ad una manifestazione la quale, proprio nel momento più brutto, viene per fortuna filmata. Quanto avviene in quei momenti ha dell’incredibile. I manifestanti si ritrovano in una strada molto stretta. Con loro non ci sono ne persone con bottiglie molotov ne tanto meno con il volto coperto. Non ci sono neanche cartelli con scritte minacciose ma quelli della denuncia del canile lager e le foto dei cani che furono. Vi è la massiccia partecipazione di persone che potremmo tranquillamente riconoscere in noi ragazzi (….chi più, chi meno….) che raccogliamo le firme contro la vivisezione o la signora (… ma va bene anche la ragazzina) che ogni sera riempie le ciotole dei gattini di strada. Poi la Polizia circonda Simone. E’ assieme a Jo appoggiato ad un muro. Viene allontanato e gettato in terra. Portato via ed incarcerato. Quanto avviene è tanto evidente che lo stesso Console italiano a Madrid, intervistato da Giancarlo Magalli (vedi video) quando ancora Simone era in carcere, prende subito le sue difese citando a discolpa il video che ora vi proponiamo (vedi video).

Si scatena una gara di solidarietà (vedi video). La cauzione viene pagata e Simone rientra in Italia. Poi la doccia fredda dei capi di imputazione ed il rischio di dieci anni di carcere.

Il quattro ottobre, dicevano, si presenteranno alla Corte di Cadice. A dicembre, in data (chissà perché) ancora da definirsi il processo contro gli imputati del canile. Due storie che sembrano prendere strada parallele.

Abbiamo raggiunto Jo Fiori, tra pochi giorni in partenza.

GEAPRESS – Buon giorno Jo, posso chiederti come stai?
JO – Tranquilla, cerchiamo entrambi di esserlo. Per noi andare in Spagna è un dovere perché lo dobbiamo ai nostri cani e lo sentiamo anche per tutte le persone che ci sono state vicine.

GEAPRESS – E la storia del 2007?
JO – Per noi è stato come uno tsunami. Dire che è cambiato tutto è poco. Abbiamo chiesto al Governo italiano che al processo ci sia un osservatore. Se ci fosse un problema, … è una presenza autorevole che deve vedere.

GEAPRESS – Avete avuto dei riscontri?
JO – Si. Speriamo bene. Già all’epoca non ci siamo sentiti soli. Ci fu l’Onorevole Zacchera (vedi articolo GeaPress), l’intervento del Console a Madrid. Ora si inizia di nuovo. Io sono testimone. Simone rischia invece dieci anni di carcere.

GEAPRESS – Ed in Spagna. Chi vi è stato vicino?
JO – Tantissimi animalisti, ma non solo. Anche chi non era coinvolto in problemi degli animali…, intendo moltissime persone di Cadice, sono state meravigliose. Per favore, vorrei approfittare di GeaPress, per dire di non incolpare gli spagnoli. Intendo dire, tanti, ma veramente tanti spagnoli ci hanno aiutato. Una cosa commovente. Chi ci ha dato alloggio, chi si premurava di badare veramente alle mille esigenze di chi, evidentemente, non era andato in Spagna per essere arrestato o, nel mio caso, trovarmi fuori ma catapultata in un incubo. Pure il computer. Pensa. Anche ora, ci attendono e questo ci è di conforto.

GEAPRESS – Cosa è risultato più difficile in questi anni?
JO – Cercare di mantenersi sereni. Con una spada di Damocle che ti incombe sulla testa non è semplice. Simone, se deve andare all’estero per lavoro, non può farlo perché gli hanno ritirato il passaporto. Come si fa ad organizzare il futuro? Pensa anche ad un piccolo investimento per il lavoro. Come lo fai, con quello che rischia di caderti sopra? Una cosa, però, di sicuro non l’abbiamo avuta.

GEAPRESS – Cosa?
JO – Il vuoto. Il vuoto attorno, non lo abbiamo sentito. Pensa ad una persona arrestata, pensa alla fedina penale. Pensa alla gogna. Ed invece sono sicura che noi siamo stati creduti. Non ci siamo sentiti soli. Simone mostrava le foto dei cani uccisi. Non faceva del male a nessuno. Non abbiamo niente da nascondere. E’ stato filmato tutto. Tutti possono vedere. Ed invece …, ma guarda dobbiamo veramente tanto a tante persone. Non solo agli spagnoli, ma abbiamo sentito la solidarietà di statunitensi, addirittura dalla Nuova Zelanda, poi Brigitte Bardot. In Spagna purtroppo in quel canile è finita una parte della nostra vita. Intendo dire con i nostri cani. Quello che è successo è incredibile, ma vorrei approfittare ancora di GeaPress per ringraziare tutti. In tantissimi si sono fatti sentire e ci hanno aiutato, espresso la loro solidarietà e per favore, fatemelo dire ancora, non prendetevela con gli spagnoli. C’è gente meravigliosa e noi lo possiamo dire.

GEAPRESS – Cosa possiamo fare?
JO – Continuate a diffondere, per favore. Continuate a fare, … come dire … click! C’è la petizione (ndr: http://www.thepetitionsite.com/1/for-simone-righi39s-freedom/ ) , e manteniamoci sempre nella legalità. Siamo nel giusto. La storia parla da sola. Voglio ancora una volta ringraziare tutti, anche chi non conosco e poi c’è una cosa.

GEAPRESS – Cosa?
JO – Il quattro ottobre, giorno in cui andremo in Tribunale, è San Francesco. Capito? E’ il protettore degli animali. Per me significa molto. Lui era un giusto, non può essere una coincidenza. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).