GEAPRESS – Tutto è partito da Noà (nella foto prima e dopo l’intervento degli animalisti), la cagnetta orribilmente mangiata dai vermi, rinvenuta dai volontari all’interno del canile di Catanzaro (vedi articolo GeaPress). Una denuncia dettagliata inviata dall’Associazione Anima Randagia alla Procura della Repubblica di Catanzaro. Infine, una decina di giorni addietro, il sequestro.

Fatti precisi e rendicontati fin dal 2009. La denuncia di Anima Randagia aveva riguardato sia la parte di canile sanitario che quella di rifugio. In questa seconda area dovrebbero essere inviati i cani inizialmente accolti nel canile sanitario. Ad ogni modo, dal canile di Catanzaro, salvo adozioni, i cani non si muovono più. Così denuncia l’Associazione Anima Randagia. A Catanzaro non si eseguono sterilizzazioni. Niente liberazioni nel territorio, dunque. Forse, però, non è neanche la situazione peggiore che hanno vissuto i cani di Catanzaro. Alcuni di loro, infatti, sono da tempo in altro canile, anch’esso noto alle cronache. Si tratta di quello di Gioia Tauro (RC). Prima sballottati da una provincia all’altra. Ora, forse, neanche trasferiti dalla prima delle due aree del canile di Catanzaro.

Sta di fatto che dopo la denuncia di Anima Randagia, la Procura della Repubblica di Catanzaro ha disposto il sequestro sia del’area di canile sanitario che di rifugio. Sanitario per modo di dire, dal momento in cui, denuncia Anima Randagia, gli ambulatori del canile parrebbero essere imputabili di gravi mancanze. Si vedrà. Di certo Noa’ era avvilita dai vermi e se adesso è rinata è merito di Anima Randagia.

“Avevamo cercato l’aiuto del Comune – dichiara a GeaPress Francesca Console, Presidente di Anima Randagia – ma poi ci furono le dimissioni del Sindaco. In quel canile sembra proprio che le cose non debbano mai poter cambiare. Il livello che si era raggiunto era veramente insopportabile e così abbiamo deciso di presentare la denuncia”.

Il canile di Catanzaro è gestito dalla Catanzaro Servizi, una SPA controllata dal Comune, ovvero una cosiddetta municipalizzata. Vari organi dirigenti, consiglieri e quant’altro di conteso, a guardare le cronache nazionale relativi a tali “modelli” gestionali, in periodo elettorale. Sta di fatto che per Catanzaro la Procura ha disposto la nomina di due custodi giudiziari, mentre la manutenzione della struttura è stata affidata alla società Catanzaro Servizi. Niente da fare per la richiesta avanzata dalla stessa Anima Randagia. La gestione in custodia giudiziaria va ad altri, a dire il vero in una situazione che poco o nulla di nuovo parrebbe prospettare. Due gli indagati. Il reato è quello di maltrattamento.

Trecentoventi cani sono ora divisi tra le due strutture. A confermalo è la stessa Anima Randagia. Rimangono li e di tornare in territorio neanche a parlarne. L’ASL veterinaria che non era stata lesinata di critiche, parrebbe essere fuori dalla vicenda. Cosa è cambiato al canile di Catanzaro?

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