GEAPRESS – Potrebbero già essere in possesso degli inquirenti, alcune informazioni relative all’avvelenamento dei cani avvenuto nei giorni scorsi nel parcheggio dell’Ikea a Catania (vedi articolo GeaPress). Non è chiaro se si tratta delle risultanze dell’esame delle registrazioni video oppure altro materiale pervenuto, a quanto pare, alla Polizia di Stato.

Quei cani sono morti avvelenati ed il veleno qualcuno deve pur averlo portato. Stante la sintomatologia riscontrata (convulsioni e bavazioni) sembra essere certo l’uso di un prodotto di sintesi per l’agricoltura. Un composto, forse, a base di metaldeide. Un componente molto tossico, ma facilmente reperibile in prodotti incredibilmente diffusi senza alcun controllo.

Ieri, intanto, non meno di 400 persone hanno inscenato una manifestazione di protesta proprio innanzi ai luoghi del misfatto. Un corteo ha sfilato fin sotto il porticato del grande magazzino, ma non erano esposti cartelli offensivi nei confronti dell’Ikea. La multinazionale svedese, ha infatti ribadito di essere del tutto estranea ai fatti accaduti e di essersi subito attivata sia per segnalare il caso che per mettere a disposizione i filmati. La manifestazione aveva in effetti avuto un momento di polemica pochi giorni addietro con la dissociazione dell’ENPA (vedi articolo GeaPress) dalla stessa iniziativa di protesta. Questo perché, aveva riferito in un suo comunicato la sezione catanese dell’ENPA, a seguito di presunti additamenti che invece, proprio in campo animalista, era stati diretti ai danni della multinazionale.

Presenti alla manifestazione alcuni rappresentanti del Comune di Catania. La stessa amministrazione, nei giorni scorsi, è stata più volte in ballo per le presunte inadempienze anche in merito ai cani che stazionavano nel parcheggio Ikea.

Ieri, in prima fila, c’erano i volontari dell’Associazione L’Altra Zampa (vedi foto di Nicoletta Fosco). Sono stati loro a dare l’allarme ed era sempre la stessa Associazione ad accudire i cani. Poi, vari volontari delle numerose associazioni animaliste catanesi, ed altri provenienti da Palermo, Messina ed altre città della Sicilia. Mani ignote, si diceva, ma metodi oltremodo comuni. Piccole dosi, ma dal potenziale letale. Per i cani e non solo. Un ennesimo errore nella gestione del randagismo, costato ancora una volta carissimo ai poveri animali. Colpevoli diretti, nel caso degli avvelenatori, ma anche indiretti. Inadempienze e forse negligenze. Si spera che questa volta, tutti i responsabili possono essere individuati e puniti.

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